Stellantis, la crisi infinita: in Italia persi 12mila posti di lavoro, oggi ammortizzatori sociali per il 56% degli addetti

Il report della Fiom-Cgil evidenzia la crisi di Stellantis in Italia, tra posti di lavoro persi e crollo della produzione.

Stellantis, la crisi infinita: in Italia persi 12mila posti di lavoro, oggi ammortizzatori sociali per il 56% degli addetti

Mentre il governo esulta per la decisione di Stellantis di produrre l’e-car nello stabilimenti di Pomigliano, ci pensa la Fiom a riportare tutti con i piedi per terra. Mostrando, dati alla mano, la crisi dell’azienda dell’automotive nel nostro Paese. Una crisi pagata soprattutto dai lavoratori e che non vede alcun reale rilancio, al contrario degli annunci degli ultimi anni, a partire dal Piano Italia che avrebbe dovuto portare a produrre un milione di vetture nel nostro Paese. Obiettivo mai così lontano.

Uno studio presentato dalla Fiom-Cgil mostra che in Italia in cinque anni si sono persi 12.265 posti di lavoro negli stabilimenti Stellantis. Pesano molto le uscite volontarie: gli esuberi dichiarati nel 2024 sono stati 3.700 e nel 2025 altri 2.352, per un totale di 6.052. A cui aggiungere anche 1.048 richieste di uscite volontarie nella prima parte di quest’anno. La conseguenza è che, oggi, circa il 56% degli addetti dell’azienda è interessato da ammortizzatori sociali.

La conclusione del segretario nazionale Fiom Cgil, Samuele Lodi, non può che essere una: la situazione di Stellantis globalmente è “molto delicata”, ma in Italia “è a dir poco emergenziale”. Alla vigilia dell’investor day dell’azienda, la Fiom ribadisce come negli ultimi anni non ci siano stati investimenti né interventi sui macchinari, sugli impianti e sulle linee necessari per raggiungere il famoso obiettivo del milione di vetture in un anno.

La crisi di Stellantis in Italia nel report della Fiom: tra lavori persi e investimenti tagliati

Secondo la Fiom, la revisione del piano strategico di Stellantis non è stata soltanto una “pulizia” di bilancio, ma è stata “la cancellazione di una strategia industriale”. L’analisi del sindacato, sulla base dei bilanci di Stellantis, mostra che i costi della revisione del piano sono stati pari a 18,8 miliardi a livello globale, tra svalutazioni e altri oneri. In Italia, considerando soltanto il 2025, sono state effettuate svalutazioni di impianti e attrezzature per un valore calcolato oltre i 243 milioni.

Dal 2021, continua il sindacato, la svalutazione degli asset materiali in Italia ha superato gli 1,3 miliardi, a cui aggiungere accantonamenti per oneri e rischi futuri da 977 milioni e più di 1,1 miliardi per possibili contenziosi con i forniti. Il totale, quindi, è superiore ai 2,1 miliardi. Questo, quindi, è il conto della revisione della strategia industriale di Stellantis, tra programmi cancellati, riduzione dei volumi elettrici e riallineamento dei piani prodotto.

Tagli che arrivano dopo che la produzione di automobili in Italia è scesa di 590.722 unità tra il 2004 e il 2025. Se si considerano anche i veicoli commerciali, la perdita di volumi raggiunge le 619.642 unità. Nel 2025, infatti, sono state prodotte soltanto 214.376 auto (in calo dopo il già catastrofico 2024) e 166.718 veicoli commerciali. Per una produzione totale di poco più di 381mila unità nel 2025.

E nei primi quattro mesi dell’anno siamo in totale a 150mila mezzi prodotti. Mentre Stellantis “continua a perdere quote di mercato, sia in Italia che in Europa”. Parliamo di sei punti percentuali in meno tra il 2020 e il 2025 in Europa e di 11,2 punti persi nello stesso periodo in Italia. Da questi dati la conclusione della Fiom è che il dossier automotive debba essere spostato a Palazzo Chigi, considerando che il tavolo “al Mimit non ha prodotto nulla, anzi è stato dannoso”.