Flotilla, l’Ue grazia ancora Israele e promette sanzioni solo contro Ben Gvir. Gli attivisti: “La prigionia? Peggio che a Guantanamo”

La procura di Roma, oltre al rapimento e alla pirateria, valuta i reati di tortura e violenza sessuale sugli attivisti della Flotilla.

Flotilla, l’Ue grazia ancora Israele e promette sanzioni solo contro Ben Gvir. Gli attivisti: “La prigionia? Peggio che a Guantanamo”

Una sanzione “ad personam” per le torture subite dagli attivisti della Flotilla da parte dell’esercito israeliano: il solo il ministro Ben Gvir, naturalmente. A proporre le sanzioni “mirate” ieri durante la riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 era stata l’Italia, la quale aveva richiesto che la proposta sia discussa al Consiglio Affari Esteri del 15 giugno. Mentre le annunciate sanzioni contro un gruppo di coloni israeliani responsabili di atti di violenza saranno formalmente approvate la prossima settimana.

L’Ue sanziona tutti, tranne Israele

Insomma, l’Ue ha deciso di sanzionare tutti, tranne lo Stato di Israele. L’unico che avrebbe avuto senso colpire. Tuttavia, per tentare di salvare la faccia con le proprie opinioni pubbliche, i leader di Regno Unito, Italia, Francia e Germania hanno concordato su una (innocua) dichiarazione congiunta di condanna dell’espansionismo israeliano in Cisgiordania. Acqua di rose per Netanyahu.

L’inutile dichiarazione congiunta sulla Cisgiordania

Nel documento, i quattro paesi chiedono “al governo israeliano di porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, di garantire la responsabilità per la violenza dei coloni e di indagare sulle accuse contro le forze israeliane, di rispettare la custodia hashemita sui Luoghi Santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, e di revocare le restrizioni finanziarie all’Autorità Palestinese e all’economia palestinese”.

“Negli ultimi mesi – prosegue il documento – la situazione in Cisgiordania è peggiorata significativamente. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, incluso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati. Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali”.

Ma per Meloni il problema sono solo i coloni

Tutte verità ontologiche, non seguite però da fatti, Quindi inutili. Come del tutto vuote sono state le parole di Giorgia Meloni pronunciate ieri dopo l’incontro con il primo ministro irlandese Micheál Martin: “Condividiamo alcuni punti fermi anche sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania, fermo restando il diritto alla sicurezza di Israele: la soluzione dei due Stati come unica pace giusta e duratura possibile, l’importanza di assicurare la assistenza umanitaria la popolazione civile, la condanna delle violenze dei coloni e delle attività di insediamento israeliane”.

E, mentre la politica mostrava tutta la sua volontà di non agire, la procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla oltre al reato di sequestro di persona, sta valutando di contestare anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Ieri i pm hanno cominciato ad ascoltare gli attivisti rientrati in Italia.

“Eravamo in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo”: il racconto degli attivisti della Flotilla

“Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo”, hanno raccontato ieri i fiorentini Dario Salvetti e Antonella Bundu, “non è un termine che usiamo con leggerezza. Noi in quel momento non eravamo coperti da nessuna convenzione internazionale, non sapevamo da quali diritti eravamo coperti. Eravamo persone senza documenti a cui era stato dato un numero, dentro a dei container circondati dal filo spinato in mezzo al Mediterraneo, senza acqua, cibo o una toilette, con persone che ci sparavano addosso pallini”.

Le torture raccontare dagli attivisti della Flotilla atterrati ieri in Turchia

“Prima ci hanno maltratto e poi ci hanno torturato perché fossimo noi a chiedere di andare via, così che loro potessero avere una copertura legale per non ammettere di averci rapiti”, aggiungono i due. Racconti simili a quelli fatti dai 422 attivisti atterrati ieri a Istanbul: “Ci hanno picchiati dappertutto”, ha raccontato la spagnola Emilia, “è stato peggio che a Guantanamo”.

“Ho le costole rotte. Mi hanno preso gli occhiali, non ci vedo. Mi hanno preso gli apparecchi acustici, non ci sento. Mi hanno preso a pugni”, ha detto invece Hughie Stirling, scozzese, 68 anni. Intanto sono circa una cinquantina gli attivisti ricoverati negli ospedali di Istanbul per le lesioni riportate durante la detenzione in Israele. Tra i feriti anche un cittadino italiano, il cui caso è seguito dal Consolato d’Italia in Turchia.