Domenica 24 maggio, prima dell’alba, un missile è caduto sul letto in cui dormivano, in un appartamento di Nuseirat, Mohammed Ibrahim Abu Mallouh, trentotto anni, la moglie Alaa Majdi Zaqlan, trentasei, e il loro figlio Osama, sei mesi. I tre sono morti sul colpo. Sei bambine, le altre figlie della coppia, sono sopravvissute. Lo zio Yehia ha riferito alla Reuters che i corpi sono stati trovati «tagliati a pezzi», senza preavviso.
Le agenzie palestinesi hanno comunicato i nomi domenica mattina. L’esercito israeliano taceva. Lunedì 25 maggio, ventiquattro ore dopo, le Forze di difesa israeliane hanno rivendicato: Abu Mallouh, scrivono, era una «figura centrale» nella produzione di armi di Hamas. Dichiarano di aver usato «munizioni di precisione» e «misure preventive per ridurre il danno ai civili, inclusa la sorveglianza aerea».
Il comunicato tace sui civili uccisi. La moglie di trentasei anni non è citata. Il neonato di sei mesi non è citato. La parola «precisione» convive nella stessa frase con il letto di una madre e del suo bambino.
Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Board of Peace, il 13 maggio ha definito il piano di pace «paralizzato». I funzionari sanitari di Gaza, citati da Reuters il 24 maggio, parlano di circa ottocentottanta palestinesi uccisi dall’inizio del cessate il fuoco del 10 ottobre. Hamas, in una nota del 26 maggio via Asharq Al Awsat, parla di oltre novecento. La stessa domenica del raid di Nuseirat, secondo Al Jazeera, navi della Marina israeliana hanno aperto il fuoco su pescherecci al largo di Gaza City, ferendo tre pescatori.
Il comunicato dell’IDF resta agli atti: «Misure per ridurre il danno ai civili, inclusa la sorveglianza aerea». Sotto la sorveglianza aerea, Osama Abu Mallouh aveva sei mesi.