Campo largo, la legge del centrodestra chiede un nome che non c’è. Ma manca ancora pure il programma

Pd e M5S discutono di primarie e di garanti. Intanto la legge del centrodestra chiede un nome e un programma e il 5 agosto si vota

Campo largo, la legge del centrodestra chiede un nome che non c’è. Ma manca ancora pure il programma

Una riga dello Stabilicum ha già deciso l’estate del centrosinistra, e l’ha scritta il centrodestra. La nuova legge elettorale obbliga ogni coalizione a depositare il nome del candidato premier insieme al contrassegno, pena l’inammissibilità delle liste. La Camera l’ha licenziata il 16 luglio 2026 con 217 voti favorevoli e 152 contrari, prima firma Galeazzo Bignami( FdI), e il testo è ora in commissione al Senato. Da allora il campo largo discute di procedure: primarie, garanti, benedizioni esterne.

Campo largo, tra benedizioni esterne e veti

Le benedizioni sono il capitolo più istruttivo. Secondo il racconto del Fatto Quotidiano di domenica, firmato Luca De Carolis, il Partito democratico ha chiesto in via informale al Movimento 5 Stelle di sospendere gli attacchi pubblici a Mario Draghi, nella speranza che l’ex presidente della Bce sostenga Elly Schlein nella corsa a Palazzo Chigi, o quantomeno le tolga ostacoli dal lato dei poteri che contano. Nell’intervista al Foglio del 23 luglio la segretaria ha citato il “federalismo pragmatico”, formula che è di Draghi dal discorso di Lovanio del 2 febbraio. Chiedere a un alleato il silenzio su un nome è una tecnica di accreditamento, e vale quello che vale: sposta il baricentro senza spostare un voto.

Da parte sua il Movimento tiene il muro, e lo tiene su una vicenda del 2022 rimasta indimostrata. Il 29 giugno di quell’anno il sociologo Domenico De Masi raccontò al Fatto che Beppe Grillo gli aveva riferito una richiesta di Draghi, allora presidente del Consiglio: togliere la guida del Movimento a Giuseppe Conte (M5S). La sera stessa fonti di Palazzo Chigi smentirono con una nota secca. Quattro anni dopo la smentita sta agli atti quanto l’accusa, e il veto pentastellato poggia ancora lì sopra.

Poi c’è il riarmo, diventato il terreno di campagna del Movimento: il 18 luglio, in piazza Anco Marzio a Ostia, l’iniziativa nazionale si intitolava “La guerra la paghi tu”. Solo che nella stessa intervista al Foglio Schlein ha definito l’obiettivo Nato del 5% del Pil “irrealistico, sbagliato” e ha chiesto spesa coordinata europea al posto di ventisette riarmi nazionali scoordinati tra loro. Sugli aiuti militari a Kiev la distanza è vera e merita un chiarimento pubblico. Dipingere l’alleato più bellicista di quanto sia rende però quel chiarimento impossibile, e proprio questo forse è il punto.

Il conto del 5 agosto

I numeri, intanto, raffreddano tutto. Nella rilevazione Swg per il TgLa7 del 20 luglio Fratelli d’Italia sta al 26,9%, il Pd al 21,1%, il M5S al 13,1%, Avs al 6,4%: i tre alleati insieme valgono 40,6%. I tre partiti maggiori di governo sommano 40,1%. Il premio di 70 deputati e 35 senatori scatta a quota 42% in entrambe le Camere, e con questi numeri resta lì, intatto, mentre si applicherebbe il proporzionale puro. Si litiga sull’investitura di una coalizione che oggi prenderebbe seggi in proporzione, e basta.

Una data vera però esiste, ed è il 5 agosto. Giancarlo Giorgetti riferisce alla Camera sulla clausola di salvaguardia nazionale, passaggio propedeutico alla richiesta della flessibilità concessa da Bruxelles per difesa ed energia, e l’Aula vota le risoluzioni. Lì si vede se il campo largo esiste come coalizione oppure come tre campagne elettorali parallele. Il testo in votazione parla di cifre e di coperture e obbliga ciascuno a mettere per iscritto quanto e per che cosa. Un voto unitario pesa più di dieci vertici sul metodo.

Le primarie ormai le vogliono entrambi. A Vieste Conte ha detto che parteciperebbe e ha spiegato l’alternativa, «inginocchiarci e inchinarci al Partito democratico», e al Nazareno l’ipotesi del garante rilanciata da Alessandro Onorato (Progetto Civico) è archiviata. Bene, è già qualcosa. Solo che la legge del centrodestra chiede un nome e un programma depositati insieme, e il programma (insieme al nome) è la parte che manca. Si vota nel 2027: il tempo per litigare sul metodo è scaduto.