Riforma Rai, Giorgetti diserta la commissione e accende le polemiche. Floridia: “Siamo all’emergenza istituzionale”

A causa delle fratture interne alla maggioranza, il ministro diserta l'appuntamento: la riforma del servizio pubblico impantanata da 7 mesi

Riforma Rai, Giorgetti diserta la commissione e accende le polemiche. Floridia: “Siamo all’emergenza istituzionale”

Il rinvio al prossimo 10 giugno dell’audizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – atteso ieri davanti Commissione Comunicazione del Senato per relazionare sulla riforma della Rai – riaccende le polemiche e scatena nuove proteste dell’opposizione, che parla di “emergenza istituzionale assoluta”.

La defezione di Giorgetti

Il titolare del Mef sarebbe dovuto intervenire ieri alle 13,30 ma all’ultimo l’incontro è stato annullato (sebbene la defezione fosse nota alla maggioranza fin dal giorno precedente). “Abbiamo chiesto di posticipare di alcuni giorni la sua audizione in attesa dei pareri della commissione Bilancio sulla riforma della Rai, necessari per una corretta visione d’insieme”, spiegano in una nota i capigruppo di maggioranza.

n gioco c’è il controllo della Rai che divide la maggioranza

Ma per le opposizioni il bilancio non c’entrerebbe nulla con la fuga del ministro. Il problema, infatti, sta nel disegno di riforma della Rai, che langue in commissione da sette mesi, a causa delle divisioni interne al centrodestra.

Il motivo del contendere è come assicurare – grazie alla riforma presentata da Maurizio Gasparri – il controllo sul servizio pubblico da parte della maggioranza, un vero paradosso, considerando la direttiva europea del Media Freedom Act, il regolamento che impone di rompere il controllo politico sull’informazione e che infatti il Governo Meloni si guarda bene dal recepire…

La riforma Gasparri taglia fuori il Mef

Per farla semplice, la riforma Gasparri (proposta dall’ex capogruppo di Forza Italia, il partito di proprietà dei Berlusconi, proprietari anche di Mediaset…) prevede che 6 consiglieri di Cda su 9 siano eletti dal Parlamento (dopo il terzo scrutinio a maggioranza semplice). Un modo per tagliare fuori il Mef, proprietario della Rai, che oggi indica il presidente e nomina l’Ad. Una svolta indigeribile per Giorgretti, che infatti da sette mesi blocca tutto.

Il compromesso al vaglio di Bruxelles

L’impasse potrebbe essere aggirata con la previsione della nomina di un paio di membri del Cda assegnata al Mic. Una soluzione che però potenzialmente violerebbe il Media Freedom Act. Per questo Giorgetti nelle scorse settimane avrebbe scritto a Bruxelles chiedendo se quella via fosse percorribile.

E, secondo indiscrezioni di stampa, Bruxelles avrebbe anche risposto. Tuttavia quella missiva non è mai stata resa pubblica, né trasmessa – nonostante la richiesta formale – alla presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia.

Floridia: “Fatto gravissimo. E’ emergenza istituzionale assoluta”

Comprensibilissima quindi la reazione forte di Floridia, per la quale ieri è consumato “un fatto gravissimo. Da sette mesi – ricorda – il ministero dell’Economia non esprime il parere e tiene di fatto in ostaggio una riforma che non può più essere congelata, mentre si avvicina il rischio di una sanzione europea. Ancora oggi – continua – non è arrivata risposta alla mia richiesta di ricevere la comunicazione (della Ue, ndr). Il governo non si presenta in Parlamento e la maggioranza, in un quadro del genere, blocca anche la Vigilanza Rai. Così non si può andare avanti: siamo dentro una situazione di emergenza istituzionale assoluta”.

Inoltre oggi dovrebbe tornare a riunirsi la Vigilanza dove la maggioranza dovrebbe presentare il nome alternativo a quello della Agnes, come promesso la scorsa settimana, per fermare lo sciopero della fame e della sete di Roberto Giachetti. La premier aveva assicurato il numero legale della commissione, un appuntamento che già di profila rovente.

L’attacco delle opposizioni unite

“La maggioranza sulla Rai è nella torre di Babele, non sono d’accordo tra di loro e per questo si sconvoca l’audizione del ministro Giorgetti”, sottolinea il dem Stefano Graziano, “Il Governo vuole continuare a fare TeleMeloni e portare l’Italia in una procedura d’infrazione che costerà ai cittadini una ulteriore tassa, la TeleMeloni tax. Tutto questo è inaccettabile”.

Anche per Peppe De Cristofaro di Avs “la sconvocazione dell’audizione è l’ennesima conferma che la destra non vuole la riforma della Rai. Tengono bloccata la Vigilanza Rai e frenano in tutti i modi l’iter di riforma del servizio pubblico. E lo fanno perché a loro TeleMeloni così com’è va benissimo”. Infine, secondo Silvia Fregolent (Italia viva) il governo “è fermo e diviso” anche sulla riforma della Rai, “incapace di assumersi le proprie responsabilità”.