Tregua farsa tra Israele e Libano: dopo la pace, l’Idf torna subito a martellare le postazioni di Hezbollah

Tregua farsa tra Israele e Libano: dopo la pace, l’Idf torna subito a martellare le postazioni di Hezbollah

Tregua farsa tra Israele e Libano: dopo la pace, l’Idf torna subito a martellare le postazioni di Hezbollah

Con l’intesa siglata a Washington è stato rinnovato l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano. Ma chi pensa che questa tregua possa mettere fine ai combattimenti rischia di sbagliarsi. Da mesi, infatti, la pace appare più formale che sostanziale. Israele continua a colpire il sud del Libano con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare Hezbollah, mentre il movimento sciita filo-iraniano risponde agli attacchi.

A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto anche un incidente che ha provocato la morte di un casco blu dell’Unifil. Per il momento, dunque, non sembrano esserci motivi per festeggiare. Eppure Donald Trump ha salutato con entusiasmo il raggiungimento dell’accordo tra il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e quello libanese del presidente Joseph Aoun.

L’annuncio di Trump, Netanyahu e Aoun

“A seguito di negoziati condotti sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco”, si legge nella dichiarazione congiunta delle parti coinvolte nei colloqui. L’intesa sarà subordinata alla “cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Litani meridionale”.

“Entrambe le parti hanno concordato di accelerare l’istituzione di zone pilota in cui le Forze Armate libanesi eserciteranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali”, prosegue il documento, precisando che l’obiettivo è quello di “progredire verso un accordo globale di pace e sicurezza”.

L’accordo, tuttavia, non è stato accolto favorevolmente dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, che ha definito il cessate il fuoco un “grave errore”. “Hezbollah non ha lasciato l’area a sud del fiume Litani e l’esercito libanese non ha modo di imporne l’allontanamento”, ha scritto il leader dell’estrema destra su X, aggiungendo che “lo Stato libanese è un partner di Hezbollah”. “Ci sono momenti in cui bisogna dire ‘no’, anche al presidente degli Stati Uniti. Se non lo facciamo, ci troveremo nuovamente di fronte a Hezbollah quando sarà ancora più forte e più pericoloso”, ha concluso Ben Gvir.

La tregua è una farsa

Malgrado le critiche del ministro, poche ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco e mentre si attendeva ancora una risposta definitiva da parte di Hezbollah, i combattimenti sono ripresi. Secondo i media libanesi, a violare per primo la tregua sarebbe stato l’IDF, che ha ripreso a colpire la parte meridionale del Paese. Tra gli episodi contestati vi sarebbe un attacco aereo contro un’équipe medica nella città di Zebdine, nel distretto di Nabatieh, che avrebbe provocato la morte di un paramedico e il ferimento di un altro operatore sanitario. Altre tre persone sono morte in un raid israeliano nella località di Sohmor, nel Libano orientale.

Questi episodi hanno spinto Hezbollah a respingere l’accordo, sostenendo che le violazioni israeliane rendano impossibile l’attuazione della tregua. Il movimento ha inoltre ribadito che qualsiasi intesa sarà possibile soltanto con il ritiro completo delle forze israeliane dal territorio libanese, il ritorno degli sfollati e il pagamento dei danni di guerra. A rendere ancora più delicata la situazione è stato il successivo lancio di una serie di attacchi da parte di Hezbollah contro il nord di Israele, che fortunatamente non hanno provocato vittime né feriti.

Il giallo dell’incidente alla base Unifil

La situazione si è aggravata ulteriormente con un episodio che ha assunto i contorni di un vero e proprio giallo. Durante gli scontri, alcuni colpi di mortaio hanno colpito una postazione dell’Onu, uccidendo un casco blu serbo e ferendo altri due militari. L’episodio è stato confermato dalla missione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), che ha riferito come proiettili di origine ancora ignota abbiano colpito una base nei pressi di Marjayoun, nel sud del Paese.

La missione ha annunciato l’apertura di un’indagine per accertare le responsabilità dell’attacco, ribadendo che colpire il personale Unifil rappresenta una “grave violazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e della sovranità del Libano”. Al momento, tuttavia, non è chiaro chi abbia colpito la base. È già iniziato il consueto scambio di accuse: l’IDF sostiene che Hezbollah sia “chiaramente responsabile dell’attacco”, mentre il gruppo filo-iraniano respinge ogni addebito. Un mistero che potrebbe essere chiarito soltanto nei prossimi giorni.