Sezione 224, gli Usa cuciono il proprio esercito a quello di Israele: ricerca, sviluppo e produzione militare sincronizzata

Trump dà del pazzo a Netanyahu al telefono, ma la sua Camera salva la Sezione 224 e cuce l'esercito americano a quello israeliano

Sezione 224, gli Usa cuciono il proprio esercito a quello di Israele: ricerca, sviluppo e produzione militare sincronizzata

Donald Trump ha telefonato a Benjamin Netanyahu e gli ha dato del pazzo, lo sappiamo, l’abbiamo letto. Lo ha confermato lui stesso, al New York Post, il 3 giugno 2026: era «un po’ contrariato», ha detto, per le operazioni israeliane in Libano che rischiavano di far saltare il negoziato con l’Iran. Parole grosse, ripetute con un certo gusto. Eppure, nelle stesse ore in cui il presidente americano insultava l’alleato al telefono, la sua Camera lavorava a cucire i due eserciti in un corpo solo.

La sezione che fonde gli apparati

Il 4 giugno la commissione Forze armate della Camera, presieduta dal repubblicano Mike Rogers, ha respinto l’emendamento che chiedeva di cancellare la Sezione 224 dal National Defense Authorization Act per il 2027, la legge di bilancio della difesa. Voto per alzata di voce. Contrari nel merito in due: il democratico Ro Khanna (California) e la collega Sara Jacobs. Tutti gli altri, repubblicani e democratici insieme, dalla parte dell’integrazione. La norma istituisce la “United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative” e ordina al Pentagono di nominare un “agente esecutivo” che sincronizzi ricerca, sviluppo, test e produzione militare con Israele: dal cyber all’intelligenza artificiale. Di fatto un solo apparato tecnologico, ma con due bandiere. La cooperazione copre dati e reti militari, ricerca congiunta e coproduzione di armi, e una volta scritta dentro la legge che il Congresso deve approvare ogni anno diventa quasi impossibile da smontare. Il pacchetto vale 1.150 miliardi di dollari di spesa base, dentro una richiesta complessiva dell’amministrazione che arriva a 1.500 miliardi.

Quello che la legge cancella

Khanna lo ha detto in aula: gli americani sono stanchi dell’arroganza di un premier straniero che detta la linea a Washington, e a comandare deve essere l’America, non il primo ministro di un altro Paese. Il repubblicano Thomas Massie (Kentucky) ha promesso un altro emendamento per stralciare la norma quando arriverà sul pavimento dell’aula. Jacobs ha ricordato il punto che pesa di più: la legge americana vieta di trasferire armi a chi commette crimini di guerra, e la Sezione 224 quella clausola la salta, insieme al voto del Congresso. Funziona così. L’integrazione aggira la procedura di vendita militare, che oggi pretende un impegno sui diritti umani prima di ogni via libera. Netanyahu, del resto, la chiama «il mio piano», e in una lettera al deputato Marlin Stutzman ha scritto che è arrivato il momento di passare “da beneficiario a partner”. Ben Freeman, del Quincy Institute, scrive che il Congresso dovrebbe bocciare la norma proprio adesso, mentre cresce il numero di americani contrari a quello che Israele fa nella regione, e avverte di un sistema politico sempre più esposto ai capricci di un governo israeliano. E Joe Kent, l’ex direttore dell’antiterrorismo dimessosi a marzo contro la guerra in Iran, scrive che esternalizzare pezzi di sicurezza nazionale a chi non condivide i tuoi interessi è il rovescio esatto dell'”America First”.

Ma la parte più eloquente sono i conti: Washington versa ogni anno 3,8 miliardi di dollari all’esercito israeliano, dato del Council on Foreign Relations, quasi 300 miliardi dal 1946, e la guerra in Iran è già costata oltre 50 miliardi ai contribuenti americani, secondo funzionari citati dalla CBS. I sondaggi richiamati nel dibattito raccontano un Paese che vuole meno aiuti a Israele, non di più. Tutto questo verso un alleato su cui pende un mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza.

Così la più grande potenza del mondo, come amano chiamarsi, mette nero su bianco nella sua legge di bilancio che farà da maggiordomo tecnologico a un primo ministro incriminato. Trump al telefono può anche urlare quanto vuole. La firma, intanto, dice il contrario.