Le Lettere

Lo Stato di paglia

Non capisco: Israele attacca Beirut, ma l’esercito libanese dov’è? Solo Hezbollah difende il paese?
Nino Meda
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Gentile lettore, l’esercito è una finzione: funge solo da polizia interna. Il Libano stesso è uno Stato di paglia, vassallo di chiunque elargisca il denaro per tenerlo in vita. Tempo fa era “proprietà” dell’Arabia Saudita. Emblematica è la vicenda del premier Hariri, che nel 2017 fu “convocato” a Riad e qui preso a schiaffi (veri, non metaforici) dal principe regnante. Fu chiuso in prigione e per due settimane non se ne seppe più nulla. Fu poi rilasciato per intervento di Parigi, che si considera paladina del Libano. Ma prima di partire fu costretto a pronunciare alla tv saudita un discorso di dimissioni. Tornato a Beirut col viso segnato dalle botte, “ritirò” le dimissioni. Poco dopo però si dimise per davvero, quando si scoprì che, mentre il Paese era alla fame, lui aveva bonificato oltre 15 milioni di dollari (dai suoi conti personali, non da fondi pubblici) alla sua amante, una modella sudafricana. Hariri era l’erede d’una ricca famiglia di costruttori. Questo per dire che la sovranità libanese è una chimera: “Libano” e “sovrano” formano un ossimoro, fin dai tempi della guerra civile (1975-1990) in cui i cristiano-maroniti si allearono con Israele contro musulmani e palestinesi. Un’alleanza scellerata che ha svuotato l’entità statale, mai più riformatasi. Fu allora (1982) che nacque l’Hezbollah, sciita, ispirato alla rivoluzione iraniana, ma appoggiato anche da gran parte del popolo sunnita. Il Libano, come Stato, è una noce col guscio intatto, ma dentro il frutto è nero e immangiabile.

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