ยซSe qualcuno pensa ancora di poter fare della scuola un luogo di indottrinamento e di propaganda sbaglia. Questo Ministero non lo consentirร ยป. Giuseppe Valditara lo ha detto il 7 giugno, mentre l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna apriva un’ispezione su un incontro per la pace a Modena con 200 bambini delle elementari.
Tre giorni prima, il 4 giugno, il Senato aveva trasformato in legge con 78 sรฌ e 38 no il suo disegno sul consenso informato: l’educazione sessuo-affettiva entra in classe solo con l’autorizzazione preventiva dei genitori, per proteggere i bambini, parole sue, dalla ยซpropaganda genderยป. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha dichiarato guerra all’indottrinamento e la combatte a colpi di ispettori e moduli. Intanto la scuola, quella che forma sui banchi, frana da un’altra parte.
Invalsi, l’emergenza che gli ispettori non vedono
Il 9 giugno la fondazione Openpolis, con l’impresa sociale Con i Bambini, ha pubblicato un’analisi dei dati Invalsi che andrebbe appesa alla porta del ministero. Nel 2025 il punteggio medio nelle prove di italiano in quinta superiore รจ sceso a 184,7, il livello piรน basso dal 2019, quando valeva 200. Il crollo pandemico (186,3 nel 2021) doveva essere una parentesi e invece รจ diventato un pavimento, e ora si scava pure sotto.
Solo il 51,7% degli studenti arriva alla maturitร con competenze alfabetiche adeguate: poco piรน di uno su due capisce davvero quello che legge. Negli istituti professionali la quota precipita al 18%, era il 28% nel 2019; nei tecnici si passa dal 56% al 40%, nei licei classici, scientifici e linguistici dall’87% al 74%. Il tonfo piรน rovinoso tocca agli altri licei, artistico, musicale, scienze umane e sportivo: 22 punti persi, dal 72% al 50%.
La dispersione implicita, cioรจ i diplomati senza le competenze minime, รจ risalita all’8,7%. E in 103 capoluoghi su 112 il livello in terza media รจ arretrato tra il 2019 e il 2024. C’รจ pure il paradosso: gli abbandoni precoci sono scesi all’8,2%, sotto l’obiettivo europeo del 9% con quattro anni di anticipo sul 2030. I ragazzi restano a scuola, quindi, e la scuola li tiene dentro senza riuscire a insegnare. Trattiene i corpi e perde le teste. ร un’ecatombe silenziosa, certificata, in peggioramento. Su questo, dal ministero, zero ispettori.
Il censo decide ancora i destini
C’รจ poi il dato che dovrebbe togliere il sonno a chi ha intitolato il dicastero al ยซMeritoยป. Secondo Almadiploma (febbraio 2026), solo il 15,7% dei diplomati nei licei รจ figlio di lavoratori esecutivi, mentre il 33,7% viene da famiglie agiate; i figli di operai sono il 35,9% dei diplomati nei professionali, proprio lรฌ dove le competenze adeguate si fermano al 18.
La scelta dell’indirizzo matura del resto giร alle medie, dove i divari si consolidano, e risente del portafoglio di casa: per chi parte da una famiglia svantaggiata il liceo resta in molti casi un’opzione di fatto preclusa, a prescindere dalle attitudini. I ragazzi con status socio-economico alto superano quindi i 200 punti in italiano, gli svantaggiati restano 30 punti sotto. Il merito ovviamente lo decide il censo, e la scuola che per Costituzione doveva rimuovere gli ostacoli si limita a fotografarli, un anno dopo l’altro, con la precisione di un catasto.
Il 18 giugno 527.607 studenti si siederanno alla prima prova di maturitร , 86.617 dai professionali, dove quattro su cinque arrivano senza gli strumenti per leggere un testo complesso. La prova d’italiano, ironia del calendario, cade proprio nell’anno in cui l’italiano tocca il punto piรน basso dal 2019. Servirebbero investimenti su docenti, recupero e territori, esattamente ciรฒ che le ispezioni costano meno a evocare. Il ministro intanto insegue la propaganda nelle aule, dice. Solo che la propaganda davvero pericolosa รจ un’altra: una generazione che si diploma senza le parole per riconoscerla.