A Taranto esplode la bomba sociale: scioperi e cortei contro il silenzio del governo sui 2500 licenziamenti dell’indotto Ilva

A Taranto, dove la chiusura dell'area a caldo appare ormai "ormai inevitabile", scoppia la protesta. Mantovano costretto a convocare un tavolo d'urgenza

A Taranto esplode la bomba sociale: scioperi e cortei contro il silenzio del governo sui 2500 licenziamenti dell’indotto Ilva

Ponte girevole paralizzato, statale per Bari bloccata, provinciale per Statte occupata. Taranto ha vissuto ieri una giornata di mobilitazione totale contro i 2.500 licenziamenti annunciati nell’indotto ex Ilva, con i sindacati che parlano apertamente di una “bomba sociale” ormai deflagrata e non più solo temuta.

Tutto parte dall’assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento, organizzata dalle organizzazioni sindacali di prima mattina. E’ lì che Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’appalto, dalle 9 di ieri mattina alle 7 di oggi. “Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori”, fanno sapere le sigle. Poi la protesta si muove: prima l’occupazione della provinciale per Statte, poi un gruppo di lavoratori si stacca dal presidio sotto il Municipio e raggiunge il Ponte girevole, uno degli snodi principali della città, bloccandolo sedendosi sull’asfalto. Il traffico resta paralizzato per ore.

Già 2500 i licenziamenti confermati

Dietro la rabbia, un conto alla rovescia già scritto: la fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva, disposta dalla Corte d’Appello di Milano, scatterà entro fine ottobre. Aigi, l’associazione delle imprese dell’indotto, conferma i 2.500 licenziamenti collettivi da parte di 28 aziende associate, con altri tagli e ricorso alla cassa integrazione già nell’aria. “Il decreto della Corte di appello di Milano ha colmato un vuoto della politica”, dice al presidio Francesco Brigati, segretario Fiom Taranto e Puglia, ricordando che la chiusura dell’area a caldo “è responsabilità di tutti i governi”.

Nel primo pomeriggio il corteo dei lavoratori è arrivato fino a Palazzo di Città, dove il sindaco Piero Bitetti ha ricevutole le delegazioni sindacali. Da lì è arrivata l’interlocuzione diretta con Palazzo Chigi, tramite il sottosegretario Alfredo Mantovano, e la conferma di un tavolo Governo-sindacati fissato per oggi. Un tavolo atteso da settimane senza mai arrivare a una convocazione formale.

Bitetti: “Taranto non può essere lasciata sola”

“Taranto non può essere lasciata sola e sui lavoratori non possono ricadere responsabilità, ritardi e mancate decisioni”, dice Bitetti, parlando della “dignità di lavoratori e padri di famiglia preoccupati di non riuscire a garantire il reddito ai propri cari”. Per il sindaco, se la città viene lasciata sola, “ci sarà un problema di tenuta sociale“.

Bitetti chiede tempi certi su investimenti ed esuberi, ribadisce la necessità di un tavolo interministeriale che non riguardi solo il Mimit, e annuncia che tra i temi di oggi ci sarà anche “il ritiro dei licenziamenti”. Sulla chiusura dell’area a caldo il sindaco è netto: appare “ormai inevitabile“, e bisogna lavorare sulle alternative, “dal porto alle energie rinnovabili, dall’eolico offshore alla riqualificazione degli impianti”. “La bomba sociale riguarda la perdita di reddito e dignità dei lavoratori, ma anche l’impoverimento dell’intero tessuto economico, dal commercio al terziario, fino al porto”, conclude.

Dopo l’incontro in Municipio, i blocchi stradali vengono rimossi. Ma è una tregua a tempo secondo le sigle sindacali, che indicano la giornata di ieri come la prima tappa di una mobilitazione permanente in caso di mancate risposte. “Abbiamo annunciato una bomba sociale che già da questa mattina è partita. Sapevamo che prima o poi sarebbe esplosa”, dice Vito Pastore della Uilm, promettendo nuove iniziative “qualora non dovessimo ricevere le risposte e le garanzie che chiediamo ormai da anni”.

Sulla stessa linea Biagio Prisciano della Fim, che rivendica il primo obiettivo raggiunto – l’incontro col sindaco – ma ribadisce la richiesta centrale: “Bisogna anzitutto ritirare i licenziamenti”. Brigati rincara: “Senza interventi e misure straordinarie da parte del Governo non se ne esce. Palazzo Chigi deve essere soltanto l’inizio di un percorso”. E avverte: “Se non arriveranno risposte, aumenteremo la mobilitazione e il conflitto, da Bari a Roma”.