Primarie del centrosinistra, Schlein: «Io ci sono». Ma Conte detta le condizioni: dall’Ucraina al conflitto di interessi

Lo Stabilicum impone un nome unico al deposito del contrassegno: Conte piazza quattro veti e il programma comune è ancora da fare

Primarie del centrosinistra, Schlein: «Io ci sono». Ma Conte detta le condizioni: dall’Ucraina al conflitto di interessi

La legge elettorale in dirittura d’arrivo al Senato obbliga ogni coalizione a indicare un nome solo, identico per tutte le liste che la compongono, al deposito del contrassegno, e chi quel nome lo omette si vede dichiarare inammissibili le liste. Le primarie del centrosinistra nascono anche lì, dentro un adempimento scritto dagli avversari. Elly Schlein ha chiuso la Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia il 13 settembre tenendo insieme le due cose: «Prima il programma, poi decidere con gli alleati: o l’accordo o le primarie».

Il discorso è durato quasi due ore davanti alle diecimila persone annunciate dal responsabile organizzazione del Partito democratico Igor Taruffi, e il punto d’arrivo è stato la candidatura dichiarata, «Io ci sono», con il partito rivendicato come «perno imprescindibile per l’alternativa» e la data del voto rimbalzata a chi governa, perché tocca a Giorgia Meloni dire quando si va alle urne. Dal palco la segretaria ha confermato l’appoggio a Kiev, che è esattamente il punto su cui l’alleanza si spacca.

Primarie, tra veto e voto

Poche ore prima, dalla festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana, Giuseppe Conte aveva piantato i suoi paletti, e sono quattro: nessun programma di coalizione che preveda l’invio di armi all’Ucraina, una legge sul conflitto di interessi, garanzie contro chi può esercitare un potere di ricatto, il rifiuto della regola per cui il candidato premier lo indica il partito che prende più voti. «Non può essere che vinca Schlein e a quel punto si danno a gogò armi in Ucraina», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle.

Il conto delle forze dice chi sta chiedendo cosa. Le medie dei sondaggi di Termometro Politico della prima settimana di settembre danno il Partito democratico al 21,5 per cento, il dato migliore da tre mesi, il Movimento al 12,3, il peggiore da sei, e Alleanza Verdi e Sinistra al 6,4. Chi pretende garanzie contro l’egemonia del partito più grande vale poco più della metà del partito più grande, e le pretende proprio sulla politica estera, che in un programma di governo vincola per cinque anni. Lorenzo Guerini (Pd) ha risposto che il sostegno a Kiev continuerà fino al cessate il fuoco e che se ne facciano una ragione.

Primarie, ai blocchi c’è la fila

Intanto un pezzo di coalizione ai gazebo vuole arrivarci con un nome proprio. Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate, lancia il 10 ottobre il movimento Più Uno e alla Stampa ha spiegato che serve un nuovo Ulivo. Alessandro Onorato, assessore del Comune di Roma, raccoglie i civici in Progetto Civico Italia e ai gazebo porterà un candidato suo. Riccardo Magi (Più Europa) correrebbe con entusiasmo e intanto ha spaccato il suo partito. Per Avs si fa il nome della deputata Elisabetta Piccolotti. Silvia Salis, sindaca di Genova, le primarie le ha definite sbagliate e resta dov’è. Sei nomi e nessuna regola.

Poi ci sono le date, che dicono più delle intenzioni. Il Movimento chiude a Milano il 19 e 20 settembre l’assemblea Nova, da cui deve uscire il suo programma. Matteo Renzi apre la Leopolda dal 2 al 4 ottobre con Casa Riformista, il contenitore che dovrebbe andare oltre Italia Viva, quella che per Conte vale il 2 per cento. Il tavolo della coalizione viene dopo tutti. La legge dell’avversario, invece, corre: premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato a chi supera il 42 per cento, capolista bloccato, terza lettura a Montecitorio dal 28 settembre. E Meloni valuta di votare in primavera, tra aprile e maggio 2027, mentre Matteo Salvini e Antonio Tajani difendono la scadenza naturale d’autunno.

Sommate le tre percentuali di Termometro Politico si arriva al 40,2 per cento, quasi due punti sotto la soglia che fa scattare il premio. Il nome unico lo depositeranno in tempo, perché la legge lo impone. Sul programma che quel nome dovrebbe portarsi dietro stanno ancora litigando.