Trump e Khamenei annunciano l’accordo di pace: la guerra tra Usa e Iran รจ finita. Ma si teme la reazione di Netanyahu che si รจ giร  detto deluso dall’intesa

Dopo mesi di guerra, Iran e Usa firmano l'accordo e Hormuz riapre. La cerimonia per l'accordo sarร  a Ginevra il 19 giugno. Esulta Trump

Trump e Khamenei annunciano l’accordo di pace: la guerra tra Usa e Iran รจ finita. Ma si teme la reazione di Netanyahu che si รจ giร  detto deluso dall’intesa

Era l’una di notte a Islamabad quando il premier pakistano Shehbaz Sharif ha pubblicato sul suo profilo X il raggiungimento dell’intesa che mette fine al conflitto mediorientale. “A seguito di colloqui intensi, siamo lieti di annunciare che l’accordo di pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran รจ stato RAGGIUNTO”, รจ quanto scrive il leader del Pakistan.

Quasi in simultanea, dalla Casa Bianca, Donald Trump scriveva un breve e trionfalistico messaggio: “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran รจ ora completo. Congratulazioni a tutti!”.

Parole che mettono fine, almeno per il momento, a un conflitto che ha messo in ginocchio l’economia globale.

Trump e Khamenei annunciano l’accordo di pace, la guerra tra Usa e Iran รจ finita

Per capire il peso di quello che รจ successo stanotte, bisogna tornare indietro di quasi quattro mesi. Il 28 febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele avevano lanciato attacchi su vasta scala contro l’Iran, dando il via a un conflitto che in pochi, fino a quel momento, avevano considerato davvero plausibile. Le settimane precedenti erano state un crescendo di tensioni: sanzioni, proteste interne, crisi energetica, minacce reciproche. Ma quando i primi missili avevano attraversato il cielo di Teheran, il Medio Oriente aveva trattenuto il fiato.

Il bilancio umano del conflitto รจ stato pesante: dall’Iran oltre tremila civili e militari uccisi, piรน di ventiseimila feriti. Sul fronte americano, quindici soldati morti e oltre cinquecento feriti. Un prezzo che nessuno, a Washington, aveva annunciato pubblicamente. E che a Teheran aveva alimentato una rabbia destinata a complicare ogni tavolo negoziale.

A inasprire ulteriormente il quadro, la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici del pianeta da cui passa il 30% del petrolio mondiale, che ha innescato la peggiore crisi energetica degli ultimi decenni.

Il ruolo dei mediatori

Mentre i generali contavano i danni, i diplomatici lavoravano. I negoziati erano iniziati giร  nell’aprile del 2025, con un primo round ad Mascate, in Oman, dopo una lettera del presidente Trump al leader supremo Khamenei. Poi un secondo ciclo a Ginevra a febbraio, un terzo ad aprile. Incontri riservati, dichiarazioni ufficiali smentite il giorno dopo, fughe di notizie costruite ad arte per testare le reazioni dell’opinione pubblica.

Per gli americani hanno trattato Steve Witkoff, inviato speciale, e Jared Kushner; per l’Iran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Sullo sfondo, il Qatar e il Pakistan nelle vesti di mediatori che, fino all’ultimo, hanno tenuto aperti i canali diplomatici.

L’accordo che ha circolato sui media internazionali รจ un’intesa in 14 punti, che รจ stata annunciata, poi smentita e infine confermata.

Hormuz e nucleare, i nodi dell’accordo

Cosa c’รจ, concretamente, dentro quell’intesa? Il primo punto รจ la cessazione immediata e permanente delle ostilitร . Non solo lo scontro tra Washington e Teheran, ma su tutti i fronti, con un riferimento esplicito al Libano. Era una richiesta che l’Iran teneva sul tavolo da mesi, e che Israele aveva cercato di ostacolare letteralmente fino all’ultimo tanto da aver lanciato pesanti raid su Beirut proprio quando si attendeva soltanto la firma sull’intesa.

Poi c’รจ Hormuz. L’accordo prevede la riapertura dello Stretto, che era stato libero alla navigazione fino allo scoppio del conflitto, entro trenta giorni, con la revoca contestuale del blocco navale americano sui porti iraniani. Che questo sia diventato il vero punto da rivendicare come una vittoria, anche se non lo รจ proprio perchรฉ la chiusura รจ stata causata dai raid di Washington e Tel Aviv, lo ha fatto capire lo stesso Trump che, infatti, ha annunciato la riapertura con il suo solito stile da reality show: “Autorizzo l’apertura di Hormuz. Che il petrolio torni a scorrere”.

I nodi ancora aperti

Sul fronte economico, l’accordo prevede che gli Stati Uniti liberino asset iraniani congelati per un valore di 25 miliardi di dollari e che venga sospesa la morsa delle sanzioni sul petrolio e sui prodotti petrolchimici. Non tutto subito, perรฒ: l’Iran non avrร  soldi se non qualche alleggerimento delle sanzioni, perchรฉ la partita vera si giocherร  nei prossimi due mesi.

Il capitolo piรน delicato resta quello nucleare. Nell’accordo, l’Iran si impegna a non produrre nรฉ acquisire un’arma nucleare, mentre i dettagli su come gestire l’uranio arricchito attualmente esistente verranno discussi in un periodo di 60 giorni successivo all’intesa preliminare. Un rinvio che a Gerusalemme, dove la notizia dell’accordo รจ stata appresa con rabbia e delusione, suona come una resa americana. Resterebbero esclusi dai negoziati il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno di Teheran ai gruppi armati regionali, Houthi, Hezbollah e Hamas, ossia quelle minacce che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non smette di agitare per legittimare le sue guerre.

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La reazione furiosa di Netanyahu

Del resto Netanyahu non ha fatto mistero di ritenere l’accordo come una sconfitta. I raid israeliani in Libano, avvenuti proprio nelle ore piรน delicate delle trattative, avevano rischiato di far saltare tutto. E adesso che la firma dell’accordo si avvicina davvero, nessuno a Washington รจ in grado di garantire che Israele rispetti i termini di un cessate il fuoco negoziato senza di Bibi.

Il Libano rimane un nervo scoperto. L’attacco israeliano di ieri รจ stato giustificato da Netanyahu con l’arrivo di tre droni di Hezbollah. E Israele sa che la sfida con il Partito di Dio non รจ finita. L’Iran, dal canto suo, ha sempre posto la pace in Libano come condizione imprescindibile.

La cerimonia di Ginevra

Quel che รจ certo รจ che la cerimonia ufficiale di firma dell’intesa รจ prevista per venerdรฌ 19 giugno in Svizzera. Cinque giorni in cui Israele dovrร  resistere alla tentazione di far saltare tutto. A complicare le cose, perรฒ, ci sono le dichiarazioni da Teheran, con gli ayatollah che parlando dell’intesa con Trump ne rivendicano la vittoria. Un funzionario iraniano, citato dalle agenzie, ha dichiarato che “l’America รจ stata costretta ad accettare”, parlando di sonora sconfitta per Washington e, soprattutto, per Tel Aviv.

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