Il taglio delle accise sui carburanti è destinato a sparire dal 3 luglio. Non una sorpresa, considerando il calo dei prezzi di benzina e diesel degli ultimi giorni e, soprattutto, la probabile fine della guerra in Iran che sta già facendo nettamente scendere le quotazioni del petrolio. La conferma che un nuovo taglio non ci sarà arriva dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo.
Leo non assicura che il taglio non verrà rinnovato, ma lascia intendere con chiarezza che la direzione verso cui si sta andando è proprio questa. La fine della guerra e il ribasso del petrolio sono “segnali positivi” per Leo e permetteranno di evitare “di adottare misure tampone” come fatto finora con il taglio delle accise.
Scende il prezzo della benzina e il taglio delle accise non verrà prorogato
“Confiderei sugli sviluppi di queste ultime ore – afferma il viceministro a margine di un convegno di Confindustria – se il conflitto volge all’epilogo, questo problema lo abbiamo alle spalle. Il prezzo del petrolio è diminuito e quindi ci sono tanti segnali positivi che incoraggiano ed eviteranno di adottare misure tampone che fino ad oggi abbiamo adottato”.
Il calo dei prezzi alla pompa, intanto, prosegue. Secondo i dati comunicati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi il prezzo medio della benzina in modalità self service è pari a 1,872 euro al litro mentre per il gasolio è di 1,974 euro al litro. Prezzi che risentono dell’attuale taglio delle accise pari a circa 6 centesimi al litro. Il prezzo resta invece più alto sulla rete autostradale, con la benzina a 1,964 euro al litro e il gasolio a 2,060 euro al litro.
Pasticcio alla Camera: soppressi quattro emendamenti
Proprio il decreto Accise, in discussione alla Camera, diventa protagonista dell’ultimo pasticcio della maggioranza. Il governo ha dato parere positivo a quattro emendamenti presentati dalla commissione: si tratta di testi che sopprimono altrettanti emendamenti già approvati dal Senato che riguardavano il teleselling, la mitigazione del prezzo di zolfo e acido solforico e la tutela delle minoranze linguistiche. La decisione sarebbe arrivata dopo un’intesa tra governo e Quirinale: il Colle ritiene infatti queste norme estranee al provvedimento in discussione. Dopo il via libera della Camera, il provvedimento dovrà quindi tornare al Senato.