Alta tensione tra Fratelli d’Italia e Giuseppe Conte sulla Commissione parlamentare d’inchiesta Covid. Quello che doveva essere uno strumento per ricostruire alcuni passaggi nella gestione della pandemia si è trasformato in un ring politico. Da una parte il partito di Giorgia Meloni, che da mesi punta il dito contro l’ex premier. Dall’altra il leader M5S, che chiede di essere ascoltato e accusa la destra di aver costruito un processo politico travestito da inchiesta parlamentare. Conte, ottenuta dal presidente della Camera Lorenzo Fontana la garanzia di essere reinsediato subito dopo l’audizione, è tornato alla carica. Ha inviato una nuova lettera al presidente della Commissione, Marco Lisei, e per conoscenza ai presidenti delle Camere, per chiedere di “conoscere la data della mia audizione”, visto che non ha ricevuto “nessun riscontro” dagli Uffici di Presidenza.
Commissione Covid, mossa di Conte: “Ditemi la data dell’audizione”
Nella missiva l’ex premier ricorda di aver chiesto ai vertici di Camera e Senato di intercedere perché fosse fissata al più presto la sua convocazione, anche per “spazzare via le false e menzognere accuse” che gli vengono rivolte da Lisei e dagli altri meloniani. “Sono due anni che ho dato la mia disponibilità con richiesta formale”, ha spiegato Conte. La conclusione è netta: “È evidente che loro non hanno nessun interesse ad audirmi”. Per il leader del M5S, Fratelli d’Italia avrebbe trasformato la Commissione in un “plotone di esecuzione”, rinunciando alla possibilità di fare un lavoro serio su una pandemia che ha travolto il Paese.
Il caso
Poi Conte alza il tiro e collega, ancora una volta, lo scontro al caso dei fondi pubblici destinati a JC Electronics. “La verità è che non troveranno mai nulla, non ho paura”, afferma. Quindi attacca il governo: non avrebbe trovato in una settimana 6 milioni per lo screening dei tumori al seno, avrebbe stanziato un solo milione, e non avrebbe messo risorse nel decreto sulle liste d’attesa, ma avrebbe reperito “in fretta e furia” 100 milioni da destinare all’imprenditore Diego Bianchi, diventato negli ultimi mesi accusatore in Commissione Covid e presenza abituale alle iniziative di Fratelli d’Italia, a partire da Atreju. “Questi sono finti patrioti”, affonda Conte, accusando la destra di essere stata, durante il Covid, dalla parte dei “disertori” e di fare oggi la voce grossa a pandemia finita.
La replica di Bignami
La replica di Fratelli d’Italia arriva con Galeazzo Bignami. Il capogruppo alla Camera invita Conte a dimettersi prima di pretendere l’audizione e rivendica il proprio passo indietro per essere ascoltato dalla Commissione. “Si dimetta e si metta in fila”, dice Bignami, accusando l’ex premier di volere un trattamento privilegiato. Poi la stoccata: se Conte pensa di essere “il marchese del Grillo, anzi il Conte del Grillo”, ha sbagliato interlocutori. Il M5S non lascia cadere.
La contro-replica di Ricciardi (M5S)
Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera, accusa Bignami e Fratelli d’Italia di aver perso lucidità. Per Ricciardi, la destra è in difficoltà perché sorpresa a destinare “100 milioni degli italiani ai loro amici” e perché smascherata dalla richiesta insistente di Conte di essere ascoltato. “Bignami e la sua battuta da quarta categoria non stanno certo facendo una bella figura”, replica. Il riferimento è, come detto sopra, all’accordo transattivo firmato il 31 ottobre 2025 e confermato nei giorni scorsi al Senato dal ministro Orazio Schillaci, con cui il governo Meloni ha versato 100 milioni a JC Electronics.
Secondo Repubblica, la società avrebbe in passato finanziato Fratelli d’Italia e Diego Bianchi sarebbe, appunto, vicino agli ambienti del partito. Un intreccio che il M5S usa per ribaltare l’accusa: la Commissione nata per processare Conte rischia di illuminare anche i rapporti della destra con uno dei suoi accusatori.
Calenda in campo per Conte
Persino Carlo Calenda si ritrova a spezzare una lancia in favore di Conte. Il leader di Azione, pur ribadendo di non avere simpatie politiche per il leader M5S, definisce la Commissione Covid “una inutile ritorsione politica”. Durante la pandemia, ricorda, ci furono errori inevitabili dentro uno shock senza precedenti. Ma usare oggi quella stagione come terreno di vendetta rischia di peggiorare ancora il clima. Così lo scontro si allarga: Fratelli d’Italia voleva mettere Conte sul banco degli imputati, ma ora deve spiegare perché il principale bersaglio della Commissione chiede da due anni di essere ascoltato e ancora aspetta una data.