I servizi inglesi, francesi, tedeschi, olandesi e svedesi dicono di sapere che il dissidente russo Navalny morto in cella fu ucciso con un veleno ricavato dalla pelle della rana tropicale. Ma su quali prove si basa questa affermazione?
Gustavo Bombressi
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Gentile lettore, lei è troppo pignolo: chiede perfino le prove. Massù, faccia come l’Ue che, dopo l’allegro comunicato dei servizi segreti, ha provveduto a emettere sanzioni ad hoc sul conto di 6 scienziati russi che studiarono gli effetti dell’epibatina, la sostanza rilasciata dalla rana freccia del Perù. Vede, quel che conta qui non è la prova: è la poesia, la fantasia, la capacità di ammantare la realtà con visioni oniriche. La realtà anzi va del tutto ignorata. Va ignorato, per esempio, il fatto che i servizi ucraini hanno detto di avere le prove che Navalny è morto per una trombosi (blood clot), come dichiarò in conferenza stampa il capo dello Sbu, Kyrylo Budanov (vedasi il Kyiv Post del 26.2.2024). Ora i simpatici inglesi, francesi, ecc., senza aver visto neppure da lontano il dito mignolo di Navalny e men che mai aver fatto un’autopsia, sanno che fu ucciso col veleno della rana più putiniana che esista. Già così sarebbe credibile quanto un libro giallo scritto da Salvini (libro-Salvini: absit iniuria verbis). Agatha Christie avrebbe deprecato un genere così basso. A proposito, chissà se Putin beve ancora sangue di cervo per curarsi da un male in fase terminale? A quando la riesumazione del lupo di Cappuccetto Rosso e del cobra sputatore di Giava? Deve esserci un nesso freudiano tra i servizi occidentali e il mondo animale. Andrebbe studiato.
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