Per quasi tre ore ha respinto ogni addebito. Valter Lavitola, ex editore de L’Avanti! e protagonista di alcune delle più note vicende giudiziarie degli ultimi vent’anni, ieri si è presentato davanti ai pm di Roma per rispondere dell’accusa di essere il presunto mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci dell’ottobre scorso.
Assistito dal suo legale, Lavitola ha negato qualsiasi coinvolgimento, respingendo anche gli elementi raccolti finora dalla Procura. Un’inchiesta che, nei giorni scorsi, aveva già portato all’arresto di quattro presunti esecutori materiali e alla perquisizione dell’imprenditore. Gli investigatori ipotizzano che proprio lui abbia organizzato e finanziato il raid, contestandogli, tra gli altri, i reati di strage, detenzione e porto di esplosivo, minaccia e danneggiamento aggravati.
A spingere i magistrati verso Lavitola sono soprattutto i rapporti con Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario tra il presunto mandante e il gruppo operativo, attualmente espatriato (per i magistrati su ordine dello stesso Lavitola). Circostanze che l’indagato ha contestato nel corso dell’interrogatorio.
“Vi posso dire che Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse e ciò in ragione dello stretto e fraterno rapporto di amicizia che ha con Ranucci come confermato dallo stesso giornalista”, ha detto il suo legale, Sergio Cola.
L’intervista contro Ranucci smentita da Corsini
E, mentre l’inchiesta procede, non si spengono le polemiche, rinvigorite ieri anche dalle dichiarazioni attribuite dal Corriere della Sera al responsabile degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, che avrebbe parlato di una “bomba farlocca”.
Parole durissime: “Aspettiamo la magistratura, ma poi chiamerò Ranucci perché deve chiarire questa vicenda inquietante”. E ancora: “Se avessero usato il metodo Report per questa storia, Ranucci sarebbe già al gabbio. Se fosse capitato a me ora sarei già crocifisso”. Corsini avrebbe aggiunto anche che Report sarebbe comunque andato avanti, “magari con Giorgio Mottola o un altro conduttore”, pur ribadendo di considerare Ranucci, “allo stato”, una parte lesa.
Dichiarazioni esplosive, soprattutto perché provenienti dal dirigente Rai con cui il rapporto tra Ranucci è da tempo teso. Peccato che, poche ore dopo, lo stesso Corsini abbia “smentito categoricamente di aver rilasciato quell’intervista”.
“Ricostruire una sedicente intervista, utilizzando parole e battute tra colleghi estrapolate dal proprio contesto, nega i principi cardine della nostra professione, tanto più quando l’obiettivo appare quello di alimentare ad arte polemiche per delegittimare il servizio pubblico, anche alla luce della recente presentazione dei nuovi palinsesti – sottolinea Corsini – Sigfrido Ranucci ha subito un attentato, è parte lesa ed è una risorsa Rai. Sono note le voci che circolano sul faccendiere Lavitola. Siamo tutti in attesa del lavoro della magistratura. ‘Report’ tornerà regolarmente in onda il prossimo autunno”.