E adesso nel campo largo il problema sembra essere la vocazione alla pace del leader del M5S, Giuseppe Conte, non chi chiede all’Italia di attivare il Safe e accedere ai 14,9 miliardi di euro di prestiti europei destinati al riarmo. A firmare l’appello per fare debiti per la Difesa sono stati diversi parlamentari dem insieme a esponenti di +Europa e Italia Viva, mentre perfino il governo Meloni frena, preoccupato dal costo politico di nuove spese per nuove armi. A scatenare la polemica sono state le parole pronunciate da Conte a Napoli: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti”. Una frase che ha provocato la reazione dell’ala riformista del Pd e dei centristi.
Il campo largo minato dai guerrafondai. Nel mirino ora c’è Conte contrario al riarmo
“Come possiamo far finta di niente?”, ha chiesto l’eurodeputato dem Giorgio Gori, tra i firmatari dell’appello per il Safe. “Non lo ha detto a casa sua, ma dal palco di una manifestazione ufficiale di una parte della coalizione con cui ci accingiamo a sfidare il centrodestra”. Sulla stessa linea Riccardo Magi. Per il segretario di +Europa “il pericolo russo è un fatto, non un’opinione” ed è “concreto e attuale”. Magi richiama la relazione dei servizi segreti al Parlamento, la storia europea degli ultimi anni e le parole del presidente della Repubblica. Poi fissa il punto politico: nella coalizione deve esserci una maggioranza pronta a fronteggiare questa minaccia e, per +Europa, il sostegno anche militare all’Ucraina resta imprescindibile.
Il leader del M5S non arretra: no a buttare miliardi in armi
Conte, però, non arretra. In un post sui social ribadisce che la priorità per l’Italia non è una possibile invasione russa, ma la condizione sociale del Paese. Cita il crollo dei salari rispetto al 2021, i costi energetici che mettono in difficoltà le imprese, i 130 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate, le liste d’attesa negli ospedali e il record di persone in povertà assoluta. Il leader del M5S contesta anche la narrazione costruita attorno alla minaccia russa e richiama una valutazione del comandante Nato Alexus Grynkewich, secondo cui “la Russia non sta cercando un conflitto”. Da qui la promessa di continuare a contrastare la “folle logica del riarmo” e la retorica che la accompagna. “Dal Campo Largo al Campo Lavrov. Signore, aiutali”, scrive la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno.
I leader di Avs lo difendono
La segretaria del Pd, Elly Schlein, per ora, preferisce non intervenire. A difendere Conte apertamente sono invece Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs. Bonelli ricorda che Putin resta responsabile di un’invasione criminale, giudizio condiviso anche dal leader del M5S, ma sposta l’attenzione sulla scelta di portare le spese militari al 5% del Pil. “Io non sono scandalizzato”, dice, perché il punto è capire se l’Italia e l’Europa intendano sostenere una spesa che Avs considera insostenibile.
Fratoianni parla di uno scandalo costruito sul nulla. A suo giudizio, per giustificare la corsa al riarmo viene alimentata l’idea che la principale minaccia per l’Europa sia un attacco militare russo. Il leader di Sinistra italiana indica invece come pericolo più immediato la crescita dell’ultradestra nazionalista, da AfD a Vox, da Marine Le Pen a Vannacci, accomunata dall’obiettivo di indebolire o distruggere l’Unione europea.
Rischio rinvio per la manifestazione dei progressisti a Padova
La polemica conferma che la politica estera resta il dossier più divisivo per il centrosinistra. Safe, spese militari, sostegno all’Ucraina e rapporto con la Nato continuano a separare M5S e Avs dai riformisti dem e dai centristi, mentre il Pd resta attraversato da posizioni diverse. Dopo la manifestazione di Napoli dell’8 luglio, la nuova iniziativa comune di Pd, M5S e Avs dovrebbe tenersi a Padova il 15 luglio. La data è però a rischio rinvio perché coincide con il voto alla Camera sulla legge elettorale.
Secondo i più maliziosi, dietro il possibile slittamento peserebbe anche la nuova maretta sulla politica estera. Il punto resta aperto in vista del tavolo programmatico di settembre. Nel campo largo non è in discussione soltanto il metodo con cui costruire l’alleanza, ma la linea da seguire sui temi internazionali. E il paradosso è che, almeno per ora, a finire sotto accusa non sono quanti chiedono nuovi prestiti per la difesa, ma chi, come Conte, continua a porre il tema della pace e delle priorità sociali.