L'Editoriale

Olimpiadi a giustizia zero

Altro che a Olimpiadi a costo zero: nel nome della velocità si è accettato di ridurre le garanzie per Milano-Cortina.

Olimpiadi a giustizia zero

La Fondazione Milano-Cortina utilizza soldi pubblici; ha soci pubblici; ha costruito opere pubbliche. Ma ha natura privata e quindi non è soggetta al Codice degli appalti. Lo ha sancito ieri la Corte costituzionale, che ha dato torto ai magistrati della procura di Milano. Quelli che hanno raccolto le prove di come affidamenti e appalti siano stati indirizzati, piegati, pilotati, e di come beni e servizi siano stati pagati 100 volte di più del loro valore reale.

Un saccheggio delle tasche degli italiani. Inquietante. Tuttavia, se si bene la sentenza della Corte, ci si accorge che i giudici hanno detto qualcosa di ancora più inquietante: il sistema contestato dalla Procura era stato previsto così dal legislatore fin dall’inizio.

La Corte ha infatti dichiarato inammissibili le questioni di costituzionalità sulla Fondazione perché la norma del 2024 (oggetto dell’esame costituzionale) non avrebbe fatto altro che ribadire quanto già stabilito nel decreto scritto dal governo nel 2020: la Fondazione opera in regime di diritto privato e non è soggetta alle regole degli organismi di diritto pubblico. Una scelta precisa, pensata per accelerare gli affidamenti, sottraendoli alle ordinarie procedure di evidenza pubblica. E ai controlli. In definitiva, alla legge.

Ed è questo il punto. La sentenza non smentisce l’inchiesta della Procura di Milano, che continua a sostenere di avere raccolto prove e perfino ammissioni su un sistema di gare pilotate, corruzione e appalti gonfiati. Semplicemente afferma che il giudice non poteva rimettere in discussione una disciplina che il Parlamento aveva già deciso sei anni fa.

In altre parole, il rischio che una struttura finanziata con denaro pubblico operasse con controlli molto più deboli non è stata una conseguenza imprevedibile: è stata una scelta politica.

Nel nome della velocità si è accettato di ridurre le garanzie, lasciando ai manager una libertà ben maggiore rispetto a quella prevista per qualsiasi amministrazione pubblica. E una cosa è evidente: se il malaffare si è potuto insinuare, è perché il legislatore aveva deciso di aprirgli un’autostrada. Altro che Olimpiadi a costo zero.