Dopo Roggero, scoppia il caso Fakir: scudo penale per i sei operatori in servizio al momento della morte del 42enne morto a Bologna dopo l’intervento della polizia

Intanto l'agonia del'uomo ripresa da un video infiamma le polemiche. I familiari: "Già partita l'opera di criminalizzazione della vittima"

Dopo Roggero, scoppia il caso Fakir: scudo penale per i sei operatori in servizio al momento della morte del 42enne morto a Bologna dopo l’intervento della polizia

Prima c’era il gioielliere che ha sparato ai rapinatori in fuga. Adesso ci sono due poliziotti e quattro operatori sanitari finiti al centro di un’inchiesta per la morte di un uomo durante un intervento. È il nuovo caso “sicurezza” destinato a infiammare la politica italiana. Dopo la vicenda Roggero, infatti, trasformato dalla destra nel simbolo della legittima difesa e dell’uomo lasciato solo a proteggere la propria attività, da domenica si è imposto il caso di Abderrahim Fakir, 42 anni, marocchino, morto nel quartiere Pilastro di Bologna a seguito dell’intervento delle forze dell’ordine.

Il suo decesso è finita al centro di un’inchiesta della Procura e del dibattito pubblico per un video girato da alcuni residenti e diffuso sui social. Cinque lunghissimi minuti che mostrano gli agenti sull’uomo sdraiato a terra, che chiede aiuto e gli operatori sanitari che non intervengono. Polemiche rinvigorite anche dal fatto che la Tgr non ha trasmesso il filmato della morte.

La procura: “Si terrà conto dell’intero sviluppo dei fatti”

La Procura di Bologna, però, ieri ha invitato alla cautela. Il procuratore capo Paolo Guido ha spiegato che gli accertamenti “terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti”, precisando che la ricostruzione investigativa avrà “una più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete”. Quelle immagini, ha chiarito il procuratore, sono state acquisite agli atti insieme alle registrazioni degli apparati in uso alle forze di polizia, cioè le bodycam degli agenti.

L’inchiesta, dunque, non riguarderà soltanto il momento ripreso dal cellulare di un residente, ma l’intera sequenza dell’intervento: dall’arrivo delle forze dell’ordine alle modalità del fermo, fino all’operato del personale sanitario. Saranno gli accertamenti medico-legali e le altre verifiche disposte dalla Procura a stabilire cosa sia accaduto e quali siano state le cause della morte.

Debutta lo “scudo penale” voluto dal governo

Intanto, però, il caso Fakir segna il debutto del cosiddetto “scudo penale” introdotto dal governo. I sei operatori coinvolti nella vicenda – due agenti di polizia e quattro sanitari, due volontari della Croce Rossa e due operatori del 118 – non sono stati iscritti nel registro degli indagati, ma nel nuovo registro modello 45-bis. Si tratta dello strumento che consente al pubblico ministero di annotare fatti che potrebbero essere stati commessi in presenza di una possibile causa di giustificazione, senza trasformare automaticamente le persone coinvolte in indagati.

Una norma pensata dalla maggioranza per evitare quella che viene definita la “criminalizzazione” degli operatori delle forze dell’ordine arriva così al suo primo banco di prova proprio in una vicenda nella quale la domanda pubblica è opposta: non soltanto chi protegge lo Stato, ma anche chi deve essere protetto dallo Stato.

Per la famiglia l’avvocato di Aldrovandi e Magherini

Sul caso ieri è intervenuto anche l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, che ha richiamato vicende drammatiche del passato. “Spero di non rivedere un film già visto con Magherini e Aldrovandi. Ma le indagini sull’attuale vicenda, come la Cedu richiede, andrebbero fatte da un Corpo autonomo e non dallo stesso a cui appartengono le persone coinvolte”, ha dichiarato, sollevando il tema dell’indipendenza degli accertamenti.

La famiglia della vittima ha inoltre denunciato quella che definisce una campagna di denigrazione nei confronti di Fakir, dopo la diffusione di informazioni sui suoi precedenti. “Alla nostra drammatica vicenda ora si aggiunge lo choc per l’inizio di una campagna di denigrazione nei suoi confronti”, hanno dichiarato il fratello e la sorella. “Tutte le volte che un uomo muore nelle mani dello Stato, il prezzo da pagare per la famiglia è quello della denigrazione pubblica”, ha aggiunto Anselmo, chiedendo chiarimenti sulla provenienza delle informazioni riservate.

S’infiamma lo scontro politico

La politica, intanto, è arrivata prima della giustizia. Alla Camera Partito democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto un’informativa urgente del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La maggioranza, invece, ha scelto di schierarsi con gli operatori coinvolti. “Leggo processi sommari contro i poliziotti. Io sto sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine”, ha detto Matteo Salvini, rivendicando il nuovo impianto normativo.

Galeazzo Bignami ha accusato la sinistra di essersi “già scagliata contro le forze dell’ordine” e ha criticato la manifestazione organizzata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore. Forza Italia mantiene invece una posizione più prudente, ricalcando in parte la linea adottata sul caso Roggero: sostegno alle forze dell’ordine, ma necessità di fare piena luce. “Occorre fare tutte le verifiche con la massima trasparenza”, ha detto Maurizio Gasparri.