L’escalation inarrestabile tra Usa e Iran fa volare il prezzo del petrolio in forte rialzo e mette a rischio i voli commerciali

Nona notte di raid Usa contro l'Iran: petrolio e gas in rialzo, Easa avverte le compagnie aeree. Cosa rischia chi vola verso il Golfo

L’escalation inarrestabile tra Usa e Iran fa volare il prezzo del petrolio in forte rialzo e mette a rischio i voli commerciali

La crisi nello Stretto di Hormuz torna a far tremare i mercati e il traffico aereo internazionale. Nella notte le forze statunitensi hanno condotto l’ennesima ondata di raid contro obiettivi militari in Iran, con l’obiettivo dichiarato di “indebolire la capacità di Teheran di colpire le navi” nello stretto. La risposta iraniana non si è fatta attendere: missili e droni hanno preso di mira basi statunitensi in Giordania, Bahrein e Kuwait, facendo naufragare definitivamente la tregua provvisoria raggiunta il mese scorso.

Petrolio e gas in rialzo, Borse europee deboli

Le tensioni si riflettono immediatamente sui mercati. Il Brent con consegna a settembre ha aperto la settimana in forte rialzo, mentre il gas naturale ad Amsterdam ha guadagnato terreno, riportandosi sui livelli dello scorso marzo. A Piazza Affari e sulle altre principali piazze europee, Parigi, Francoforte, Londra, l’avvio di seduta è stato in territorio negativo, appesantito dai timori per le forniture energetiche globali. Non è la prima volta quest’anno: l’attuale crisi nello Stretto di Hormuz è aperta da fine febbraio, con un naviglio commerciale già colpito ripetutamente e diverse petroliere danneggiate o affondate nelle scorse settimane.

Cosa cambia per chi vola

L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha rinnovato l’invito alle compagnie aeree a evitare, a qualsiasi quota, lo spazio aereo di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e la regione del Golfo di Oman a ovest del 58° meridiano. La raccomandazione resterà in vigore almeno fino al 29 luglio, ma potrebbe essere rivista in anticipo vista la volatilità della situazione sul campo. Restano invece bloccati fino a fine agosto i cieli di Iran, Iraq e Libano.

Per i passeggeri le conseguenze pratiche sono concrete: rotte più lunghe per aggirare le aree a rischio, maggiore consumo di carburante, possibili modifiche agli orari e, nei casi più critici, cancellazioni o riprogrammazioni di alcune frequenze verso gli hub del Golfo come Dubai, Abu Dhabi e Doha, scali che smistano ogni giorno una parte significativa del traffico intercontinentale tra Europa, Asia e Africa. Un rallentamento su questi snodi si ripercuote quindi anche sui collegamenti che partono dall’Italia, con possibili ritardi a catena sulle coincidenze.

Il nodo diplomatico resta aperto

Nonostante l’amministrazione di Donald Trump si dica disponibile al dialogo, Teheran non ha finora mostrato segnali di voler allentare la presa sul controllo dello stretto, snodo da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Anzi, il regime di Mojtaba Kahmenei ha chiesto aiuto ai ribelli Houthi dello Yemen per chiudere lo stretto di Bāb el-Mandeb che permette di aggirare lo Stretto di Hormuz.

Houthi che al momento si sono limitati a imporre un blocco navale alla sola Arabia Saudita, come forma di rappresaglia per i recenti attacchi di Riad contro l’aeroporto di Sana’a, ma che potrebbe essere esteso nelle prossime ore fino a decretare la completa chiusura dello Stretto di Bāb el-Mandeb.

Sul fronte diplomatico, un gruppo di sei Paesi, tra cui l’Italia, ha proposto nelle scorse settimane un piano per la riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma un’intesa definitiva non è ancora stata raggiunta.