Nuovo colpo di scena nella vicenda Finalter, la società di consulenza partecipata dal sindaco di Milano Beppe Sala (20%), tramite il trust Inter, e dal suo socio Pietro Galli (80%).
Stamattina la Guardia di finanza ha eseguito una serie di perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte fatture false legate a consulenze commissionate da Engineering, multinazionale dell’informatica, titolare di grandi appalti pubblici da parte del Comune di Milano. Inoltre Finalter è anche proprietaria di una quota societaria della stessa Engineering.
Nel mirino dei pm milanesi Eugenio Fusco e Cristian Barilli c’è, oltre a Galli, fondatore e socio di maggioranza di Finalter, anche Giorgio Mezzadri, commercialista genovese e amministratore delegato della società. L’ipotesi di reato contestata è quella di emissione di fatture per operazioni inesistenti.
I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza hanno effettuato gli accessi nella sede di Finalter e nelle abitazioni e negli uffici dei due indagati. Gli accertamenti riguardano un pacchetto di consulenze per circa 2 milioni di euro che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbero essere state fatturate senza un’effettiva corrispondenza con prestazioni realmente svolte.
La società del trust “dimenticato” da Sala
Al centro dell’indagine c’è dunque la società nella quale il sindaco di Milano Sala detiene una quota del 20 per cento attraverso il trust Inter. Il restante 80 per cento è invece controllato da Galli attraverso la Cinque G, società riconducibile alla moglie e alla figlia. Sala aveva dichiarato di non aver avuto alcun guadagno da Finalter, perché, in base a un accordo verbale, tutti i proventi sarebbero andati a Galli.
Sala, che non risulta indagato e che è estraneo all’inchiesta, nei giorni scorsi aveva annunciato la volontà di uscire dalla compagine societaria proprio per evitare che la sua posizione istituzionale potesse essere coinvolta nelle polemiche.
La vicenda era già esplosa sul piano politico dopo la ricostruzione dei rapporti societari e professionali attorno a Finalter. Il nome di Galli, infatti, non è nuovo all’ambiente milanese: era stato collaboratore di Sala durante Expo 2015 e, negli anni successivi, aveva ricoperto ruoli in importanti realtà cittadine. Proprio ieri si era dimesso dal consiglio di amministrazione di Atm, l’azienda dei trasporti milanesi, dopo l’emergere della vicenda.
Ma forti polemiche aveva suscitato anche la scoperta che Sala non aveva indicato la partecipazione nel trust nella dichiarazione patrimoniale presentata dopo l’elezione del 2021. In Consiglio comunale si era difeso sostenendo che l’avesse indicato nella dichiarazione del 2016 e che in seguito, non essendo intervenute variazioni societarie, non era più tenuto a ri-indicarlo. Un’indicazione che il sindaco aveva riferito di aver ricevuto da Anac, tramite il Segretario generale del Comune.
Per Sala ora si fa pressante la necessità di chiarire, sul piano politico, la sua posizione. Ma è chiaro che il caso Finalter rappresenta una tegola che rischia di accompagnare il sindaco di Milano nella fase finale del suo mandato.