Una smentita pesante. È quella arrivata ieri al sindaco di Milano Giuseppe Sala dall’Autorità nazionale anticorruzione sul caso del trust Inter, la struttura creata nel 2016 per separare il primo cittadino dai suoi interessi privati e che oggi è diventata il centro di una bufera politica.
Il caso era stato sollevato dal Corriere della Sera, secondo il quale nel trust del sindaco era confluito il 20% di Finalter, società di consulenza controllata per l’80% dalla famiglia di Pietro Galli, storico collaboratore di Sala ai tempi di Expo 2015, oggi consigliere di Engineering e fino a ieri consigliere di amministrazione di Atm, partecipata controllata dal Comune di Milano.
Un trust non dichiarato nel 2021
Una partecipazione che Sala aveva omesso di indicare nella dichiarazione patrimoniale del 2021, quella presentata dopo la rielezione a sindaco. Ed è proprio su questo punto che l’Anac ha acceso i riflettori.
La vicenda si intreccia con l’inchiesta della Procura di Milano sui rapporti economici tra Finalter ed Engineering, multinazionale da oltre un miliardo e mezzo di fatturato e circa 14 mila dipendenti, che negli anni ha avuto appalti e affidamenti anche con il Comune di Milano. Sotto i riflettori sono finiti anche i rapporti di Finalter con altre società partecipate, come A2A (oggi presieduta da un ex assessore della prima giunta di Sala).
Secondo quanto emerso, Finalter solo da Engineering avrebbe ricevuto quasi due milioni di euro per consulenze sulle quali sono in corso accertamenti. Inoltre, nel 2020, la stessa Finalter avrebbe investito circa 1,2 milioni di euro acquisendo indirettamente una quota della stessa Engineering.
Insomma, un intreccio di partecipazioni, consulenze e rapporti personali che la scorsa settimana ha costretto Sala a intervenire pubblicamente in Consiglio comunale.
Un trust che non avrebbe prodotto reddito per il sindaco, in base ad accordi verbali col socio
La difesa del sindaco è stata che aveva creato il trust proprio per evitare qualsiasi conflitto di interesse. Affidandolo al notaio Filippo Zabban, professionista coinvolto anche in alcune importanti operazioni legate al Comune di Milano, Sala sosteneva di essersi reso “cieco” rispetto alle decisioni economiche della società.
“Non sapevo nulla” e “non ho guadagnato nulla”, il senso della sua linea difensiva. Anche Galli ha spiegato che eventuali benefici economici derivanti dagli investimenti sarebbero rimasti esclusivamente suoi, sulla base di un accordo verbale con il sindaco.
Ma se il trust doveva garantire trasparenza e separazione tra ruolo pubblico e interessi privati, perché non è stato indicato nella dichiarazione patrimoniale del secondo mandato? Sala aveva spiegato di aver dichiarato il trust nella dichiarazione patrimoniale della prima elezione a sindaco nel 2016 e di averlo omesso in quella della secondo elezione nel 2021, perché non aveva prodotto reddito.
Aveva aggiunto di aver agito in questo modo sulla base delle indicazioni degli uffici comunali e di un’interpretazione dell’Anac sulle intestazioni fiduciarie, contenuta nella Fac dell’Autorità. E qui sta il problema, perché ieri Anac lo ha smentito.
Anac: “Mai occupati di Trust e doveva essere dichiarato nel 2021”
Secondo quanto riferito dall’Autorità, infatti, il trust avrebbe dovuto essere dichiarato anche nel 2021. E la stessa Anac ha poi chiarito un elemento non secondario: la materia dei trust “non risulta oggetto di specifica regolamentazione“, perché non esistono precedenti consolidati. Tradotto: la faq alla quale Sala aveva fatto riferimento non poteva esistere, perché l’Anac sostiene di non essersi mai espressa in modo specifico sui trust.
Inoltre, la logica della trasparenza dovrebbe spingere alla massima chiarezza, anche perché, senza scomodare Anac, un sindaco che possiede un interesse economico, anche se affidato a un trust, deve renderlo sempre conoscibile al publico. A maggior ragione se viene riconfermato in quel ruolo. Anche perché le dichiarazioni patrimoniali del primo mandato vengono cancellate dopo i primi 5 anni. E così, senza quella seconda indicazione, nei documenti pubblici del Comune di Milano del trust Inter non è rimasta alcuna traccia.
Intanto Galli si è dimesso dal Cda di Atm
Intanto, proprio nel giorno in cui sono state pubblicate le risposte dell’Anac, è arrivato un altro effetto politico della vicenda: Pietro Galli ha lasciato il consiglio di amministrazione di Atm, nel quale sedeva dal 2023 e nel quale era stato riconfermato nel 2026, occupandosi della presidenza del Comitato nomine e remunerazioni, oltre a far parte del Comitato sostenibilità.