La Sveglia

Il costo della ricostruzione di Gaza

Le ricostruzioni di Gaza dopo le offensive del 2008-09, del 2014 e del 2021 sono costate insieme dieci miliardi di dollari a valori attuali. Il conto della quarta, presentato il 23 luglio da Oxfam con il Palestine Economic Policy Research Institute e il Palestine Trade Centre, è di 71,4 miliardi in dieci anni. Sette volte le tre precedenti sommate.

Quel salto misura vent’anni di ricostruzioni impedite. Ogni piano è rimasto soffocato dal blocco e dall’offensiva successiva, arrivata prima della fine dei lavori. Chi aspettava di rientrare in casa dopo il 2014 non ci è mai tornato: quelle case sono andate in cenere nel 2023. Il rapporto, costruito su stime di Nazioni Unite, Unione europea e Banca mondiale, calcola 57,9 miliardi di danni e perdite e stima lo sviluppo umano arretrato di 77 anni in meno di tre. Prima che apra un cantiere vanno rimossi 66 milioni di tonnellate di macerie.

Lo stesso giorno l’IPC ha diffuso la nuova analisi alimentare, rilanciata da FAO, UNICEF e Programma alimentare mondiale. Il titolo che ha fatto il giro del mondo dice che la carestia è finita. Le pagine sotto contano 1,4 milioni di persone in crisi alimentare o peggio, il 67% della popolazione, e 74 mila bambini che entro l’aprile 2027 avranno bisogno di cure per malnutrizione acuta. Il programma che li nutre non raggiunge tutti e i fondi finiscono. Un solo valico aperto, Kerem Shalom. Oltre il 70% dei terreni agricoli resta inaccessibile, e il documento precisa che lo è a prescindere dai danni. Utilizzabile il 3%. Il mare resta vietato.

Quanto si mangia a Gaza e quanto costerà rialzarla dipendono dalla stessa variabile: il permesso. Nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che Israele ha commesso un genocidio. Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, nomina gli Stati che hanno armato o coperto quella distruzione, Italia compresa: «devono contribuire alla riparazione dei danni».