Complice lo stallo diplomatico, reso evidente dall’ultima proposta di pace americana, trasmessa dai mediatori iracheni e subito respinta da Teheran, la tensione in Medio Oriente resta ben oltre il livello di guardia. Un’impasse che Donald Trump sembra non comprendere, o che forse comprende benissimo e intende alimentare, rischia di sfociare in quelle che lui stesso ha definito “azioni mai viste contro l’Iran” se Mojtaba Khamenei non deciderà di tornare al tavolo delle trattative per porre fine alle ostilità.
Gettando ulteriore benzina sul fuoco, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato ad Axios di essere “vicino a prendere una decisione” sulla possibilità di lanciare attacchi contro l’Iran ancora più estesi rispetto a quelli condotti durante l’operazione Epic Fury, sostenendo che l’esercito statunitense “è pronto”. L’obiettivo del tycoon resta il solito: mostrare i muscoli nella speranza di costringere il regime degli ayatollah a capitolare.
Altro affronto per Trump, Khamenei rifiuta la proposta di tregua
A far perdere la pazienza al leader della Casa Bianca è stato l’ennesimo rifiuto di Khamenei all’ultima proposta di pace veicolata dai mediatori iracheni. Questa, almeno, è la ricostruzione del New York Times, secondo cui l’accordo avrebbe avuto carattere transitorio e sarebbe servito quasi esclusivamente a riaprire sia lo Stretto di Hormuz, chiuso dai Pasdaran, sia lo Stretto di Bāb el-Mandeb, bloccato dagli Houthi. Una proposta giudicata inaccettabile dagli ayatollah, che si sono detti “indisponibili a un’intesa temporanea” incapace di risolvere il conflitto e finalizzata soltanto ad alleviare la crisi economica globale.
Una risposta che ha fatto infuriare Trump, il quale, in queste ore, sta inviando uomini e mezzi nel Golfo con l’evidente intento di valutare perfino l’opzione di un’incursione terrestre. Il presidente americano ha quindi cercato di ribaltare la narrazione, affermando che gli iraniani “vorrebbero un accordo, ma hanno proposto troppo poco”, perché “non sono ancora pronti” a siglare la pace e dovranno essere “convinti” con la forza.
Una linea dura ribadita successivamente con un post su Truth, nel quale Trump ha dichiarato che “d’ora in poi tutti i danni causati alle navi” in transito nei due stretti verranno “risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano”. Parole che, di certo, non contribuiscono a distendere il clima. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha infatti definito su X questa eventualità un caso di “appropriazione indebita dei beni di un’altra nazione”, avvertendo che, se dovesse concretizzarsi, provocherebbe “un caos che non sarà né piacevole né pacifico”.
Ancor più duro il presidente del Parlamento iraniano e principale negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha deriso la strategia statunitense: “Volevano punire l’Iran. Invece si sono puniti da soli con prezzi del petrolio a tre cifre. Strategia 10 su 10”.
Tensione alle stelle
Insomma, la pace resta lontana e, quel che è peggio, la guerra sembra destinata a protrarsi ancora a lungo. Il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi, smentisce infatti la narrazione del tycoon secondo cui i Pasdaran sarebbero ormai prossimi alla sconfitta. Al contrario, secondo il quotidiano americano, l’Iran starebbe ricostruendo rapidamente le infrastrutture danneggiate dai raid aerei degli ultimi mesi e disporrebbe ancora di un arsenale militare considerevole.
Del resto, di fronte alle ultime minacce di Trump, i Pasdaran hanno avvertito che, qualora queste dovessero concretizzarsi, risponderanno colpendo Israele. Un’eventualità che non sembra intimorire Benjamin Netanyahu, secondo cui l’IDF è “pronto a difendersi” e, in caso di attacco, riattiverà una campagna aerea contro l’Iran per “distruggere definitivamente la minaccia iraniana”.