Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, in risposta ai raid americani, ora è vicino alla paralisi anche lo Stretto di Bāb el-Mandeb per mano degli Houthi, che sembrano voler rispondere affermativamente alla richiesta di aiuto di Mojtaba Khamenei. Quel che è certo è che la situazione in Medio Oriente sta rapidamente precipitando, dando vita a un muro contro muro tra Washington e Teheran che non lascia presagire nulla di buono. Lo sa bene Donald Trump, che più di tutti ha necessità di lasciarsi alle spalle questa crisi e che, invece, si trova sempre più impantanato in essa.
Proprio per questo il tycoon, con un post sul social Truth, ha ricordato che “un anno fa gli Stati Uniti hanno attaccato con grande forza gli Houthi per la loro interferenza con il commercio, sparando contro delle navi. Da allora, e durante il nostro conflitto con l’Iran, si sono comportati in modo molto responsabile. Purtroppo, ora hanno ripreso a sparare contro navi saudite”. Un intervento social nel quale il presidente degli Stati Uniti invita a “considerare questo post su Truth come un monito: se ripeterete questo gesto, gli Stati Uniti riterranno l’Iran responsabile, in quanto gli Houthi sono un surrogato e/o un agente dell’Iran, e infliggeranno pesanti sanzioni militari all’Iran e, naturalmente, agli stessi Houthi”.
Trump e Rubio in tilt
Che la crisi che sta esplodendo a Bāb el-Mandeb, il corridoio alternativo a Hormuz che dal Golfo permette di accedere al Mediterraneo attraverso il Mar Rosso, possa avere pesanti ripercussioni globali è pressoché scontato. Proprio per questo gli Stati Uniti, tra i principali protagonisti della crisi mediorientale, stanno cercando di impedire qualcosa che, di fatto, è già accaduto, spostando le responsabilità sul regime iraniano al fine di celare le proprie e quelle dei loro alleati. Secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, infatti, gli Houthi dello Yemen “sono stati ingannati dall’Iran che li ha trascinati in guerra”.
Peccato che questa ricostruzione venga contestata da chi sottolinea come la rappresaglia dei ribelli yemeniti, sebbene richiesta da settimane da Teheran, sia scattata in risposta ai recenti bombardamenti dell’aeroporto di Sana’a, capitale dello Yemen, condotti dalle forze aeree dell’Arabia Saudita, il cui governo, come noto, è strettamente legato agli Stati Uniti.
La crisi in Iran è fuori controllo
Il problema è che le minacce americane, quelle stesse con cui sperano di risolvere ogni cosa, ormai non sembrano spaventare nessuno. Gli Houthi le hanno infatti ignorate, colpendo a Bāb el-Mandeb almeno due petroliere saudite nel Mar Rosso e costringendo una decina di imbarcazioni a fare marcia indietro. Parallelamente, anche i Pasdaran hanno colpito almeno tre navi nello Stretto di Hormuz.
Una serie di attacchi che, oltre a paralizzare il traffico in entrambi gli stretti, dimostrerebbe come Trump sia incapace di ripristinare la sicurezza marittima e si trovi ormai in balia degli eventi. Così il presidente americano, che fa dell’uso della forza il proprio dogma in politica internazionale, è tornato ad avvertire l’Iran di “conseguenze spaventose” qualora non fermasse gli attacchi e non tornasse al tavolo dei negoziati. Alle parole sono seguiti i fatti, con l’ennesima serie di violenti bombardamenti sull’Iran durante la quale, questa volta, sono stati impiegati anche i bombardieri strategici B-1.
Si avvicina un’altra escalation in Medio Oriente
A essere colpiti sono stati “obiettivi militari iraniani, tra cui infrastrutture marittime, depositi di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea”, che, secondo Washington, “riducono ulteriormente la capacità d’attacco dell’Iran”.
Di tutta risposta, dimostrando come Teheran disponga ancora di una discreta potenza di fuoco, i Pasdaran hanno colpito le basi americane in Kuwait e Bahrein causando, secondo quanto da loro dichiarato, “ingenti danni”. Insomma, la tanto temuta escalation è già iniziata. Quel che è peggio è che Trump non sembra rendersene conto e continua a gettare benzina sul fuoco affermando che presto gli Stati Uniti “prenderanno di mira le infrastrutture civili” dell’Iran. Se ciò dovesse accadere, avverte il generale di brigata Seyyed Majid Mousavi, allora il mondo dovrà prepararsi al fatto che “nemmeno una goccia di petrolio” lascerà i Paesi del Golfo, oltre a un ulteriore allargamento del conflitto, “che nessuno è pronto a sostenere”.