Che dire: un vero e proprio capolavoro. A spiegare alla maggioranza di governo cosa sia il diritto di difesa, venerdì, è stato Mauro Caroccia, condannato in via definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di avere agevolato il clan camorristico dei Senese. Il suo legale, Fabrizio Gallo, ha spedito alla procura di Roma una memoria con tutte le chat scambiate con Andrea Delmastro, le stesse che mercoledì la Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva negato ai pubblici ministeri. Da quelle chat, secondo l’avvocato, si capirebbe chi mettesse i soldi nella Bisteccheria d’Italia di via Tuscolana 452, e Delmastro non è indagato. Lo scudo, quindi, lascia scoperto l’unico che rischia davvero.
A scuola di Costituzione dal prestanome dei Senese
La storia la conoscete: una srl aperta con la figlia diciottenne di Caroccia, le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia a marzo: una “leggerezza” l’ha chiamata. La leggerezza di mettersi in società con la figlia di un presunto prestanome della mafia. Il seguito invece è di venerdì. Gallo ha impostato la cosa sull’articolo 24 della Costituzione contro l’articolo 68, comma 3, e ha richiamato la sentenza 390 della Corte costituzionale, che riguarda un caso diverso, le intercettazioni casuali, e fissa un principio buono anche qui: quando il diniego della Camera travolge la posizione dei terzi si finisce per costruire “una immunità a vantaggio di soggetti che non avrebbero comunque ragione di usufruirne”. Parole della Consulta, che nella stessa sentenza ricorda come l’articolo 68 tuteli le Assemblee nel loro complesso e non il singolo eletto.
Del resto lo dice pure l’interessato. Lo stesso Delmastro, in una nota, fa sapere di non avere “alcun problema” che le chat finiscano in procura. Così la maggioranza è riuscita nell’impresa di blindare un deputato che chiedeva di non essere blindato (a suo dire), e insieme a rendere più difficile un’indagine sui capitali della camorra a Roma. Chapeau! Tre giorni prima di quel voto Giorgia Meloni aveva scritto sui social che nel ricordo di Paolo Borsellino si continua “con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità”. Giudicate voi.
Giovedì tocca all’Aula. Se conferma, resterà agli atti che il diritto di difesa di un cittadino è saltato per non fare leggere ai magistrati le chat di un deputato che quelle chat vuole fare leggere. Prerogativa costituzionale, la chiamano.