Delmastro dalla Bisteccheria d’Italia alle dimissioni da sottosegretario: “Ho commesso una leggerezza”. Le tappe della vicenda

Quando alla commissione antimafia Delmastro disse: "Se avessi fatto una ricerca su Google, non avrei fatto la società coi Caroccia..."

Delmastro dalla Bisteccheria d’Italia alle dimissioni da sottosegretario: “Ho commesso una leggerezza”. Le tappe della vicenda

“Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e, pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza”. Così Andrea Delmastro Delle Vedove aveva spiegato il passo indietro da sottosegretario alla Giustizia, dopo la bufera politica nata attorno alla società “Le 5 Forchette Srl” e ai suoi rapporti con la famiglia Caroccia. Una frase divenuta il simbolo della vicenda: quella che Delmastro definisce una “leggerezza” è infatti il fulcro di un caso che intreccia politica, affari, gestione del potere e antimafia.

La storia nasce a dicembre 2024, quando viene costituita a Biella la società “Le 5 Forchette Srl”, creata per gestire un ristorante romano, la “Bisteccheria d’Italia“. Tra i soci, oltre ad Andrea Delmastro, con una quota del 25%, anche mezzo Fratelli d’Italia piemontese: Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte, Cristiano Franceschini, segretario provinciale di FdI a Biella, il consigliere regionale Davide Zappalà. Ma, soprattutto il 50% delle quote è intestato a Miriam Caroccia, nominata amministratrice unica della società quando aveva appena 18 anni.

La ricostruzione dei rapporti con Mauro Caroccia

Il nome di Caroccia diventa centrale quando emerge il passato giudiziario del padre, Mauro. L’uomo è stato condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti economici del clan di Michele Senese, storico boss della criminalità organizzata romana. Per gli inquirenti, alcune attività imprenditoriali sarebbero state utilizzate come schermo per nascondere interessi riconducibili al gruppo criminale.

La vicenda diventa pubblica grazie a uno scoop del Fatto, che svela la partecipazione di Delmastro alla società e fa esplodere il caso politico. La questione non riguarda inizialmente un’accusa penale nei confronti del sottosegretario, che non risulta indagato, ma l’opportunità politica e istituzionale della sua presenza in un’attività economica collegata alla figlia di una persona condannata per vicende legate a un clan mafioso.

Dopo numerose spiegazioni, smentite, riformulazioni, Delmastro ha sostenuto di non essere stato a conoscenza dei precedenti della famiglia Caroccia quando è entrato nella società. Racconta di aver conosciuto il locale casualmente e di aver deciso successivamente di partecipare al progetto imprenditoriale. Intanto spuntavano altre fotografie del sottosegretario e dei vertici del Dap a cena alla Bisteccheria. Gli stessi vertici chiamati a decidere del destino penitenziario di Senese e dei suoi uomini…

Davanti alla Commissione Antimafia Delmastro parlerà di “errore in piena inconsapevolezza” e di una “leggerezza politica, non giuridica”, ammettendo che una semplice ricerca avrebbe potuto far emergere il quadro giudiziario della famiglia: “È stata un’imperdonabile leggerezza politica, non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni”, aveva detto, “Se avessi cercato su Google, non avrei fatto la società, non avrei perso soldi e non mi sarei dimesso”.

Le indagini e le dimissioni

La 5 Forchette finisce sotto la lente della Dda di Roma, che approfondisce i rapporti economici della famiglia Caroccia con il clan Senese. Gli accertamenti riguardano l’ipotesi che denaro proveniente da attività illecite sia stato reinvestito in attività imprenditoriali riconducibili alla famiglia. Delmastro, però, non viene coinvolto nell’indagine giudiziaria. Sul piano politico le opposizioni chiedono le dimissioni del sottosegretario, mentre Fratelli d’Italia inizialmente difende Delmastro, sottolineando l’assenza di contestazioni penali e la sua estraneità alle eventuali responsabilità della famiglia Caroccia.

La vicenda approda in Commissione Antimafia, dove vengono avviate audizioni per ricostruire la nascita della società e i rapporti tra gli imprenditori coinvolti. Alla fine è Delmastro che decide – più o meno spontaneamente – di lasciare l’incarico. Nella lettera di dimissioni rivendica di non aver commesso irregolarità, ma riconosce l’errore politico e spiega di voler tutelare il governo e il ministero della Giustizia. “Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione”, scrive, chiudendo una vicenda nata da una società per un ristorante e trasformata in una crisi istituzionale.