Giorgia Meloni non intende mollare sulle preferenze nella riforma elettorale. “Sulle preferenze non ho cambiato idea”, afferma la presidente del Consiglio in un’intervista al Giornale, anche – sebbene non lo dica – per evitare di incappare in possibili rilievi da parte della Consulta. “La legge elettorale è già un’ottima legge per come è uscita, e su questo sono perfettamente d’accordo con Forza Italia. Può però essere ancora migliorata introducendo le preferenze”, ha ribadito il deputato di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. La batosta rimediata alla Camera dalla premier con la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze a scrutinio segreto, per mano dei franchi tiratori della sua maggioranza, dunque non la scoraggia. Come non la scoraggiano le incognite che si troverebbe a Montecitorio nel terzo passaggio della riforma.
Meloni in pressing sulle preferenze. I leghisti cedono, ma resta il muro Forza Italia
In Aula a Montecitorio verrebbero votati gli articoli che si sono andati a toccare. Con il governo che potrebbe, in questo caso, optare per la fiducia su ciascuno anche per blindare il testo ed evitare il voto segreto. Ma resterebbe, comunque, l’ultima votazione sul provvedimento che alla Camera è separato da quello sulla fiducia: quella sull’intero provvedimento. Una bocciatura a quel punto, che non è del tutto possibile escludere visto che il voto potrebbe essere non palese, avrebbe conseguenze tutte da definire.
Emendamento sulle preferenze in arrivo?
Ad ogni modo non si esclude che già entro la prima settimana di agosto potrebbe essere formalizzato dalla maggioranza in commissione un emendamento sul modello di quello affossato dai franchi tiratori a Montecitorio ma con in aggiunta il ‘lodo’ La Russa dell’alternanza di genere, probabilmente 60 a 40, dei capilista. A presentare una proposta di modifica in questo senso nel centrodestra sarà certamente Noi Moderati: “al Senato – fa sapere Maurizio Lupi – ripresenteremo un emendamento sulle preferenze, per ridare la possibilità ai cittadini di scegliere il proprio parlamentare e garantire la parità di genere”.
Leghisti convinti, rimane il muro di Forza Italia
Intanto Meloni vince sul tema delle preferenze le resistenze della Lega. Al vertice di governo di martedì “non abbiamo parlato di legge elettorale e di preferenze, ci sono cose un tantinello più importanti e urgenti, come il tema dell’energia e delle bollette”, ha affermato il vicepremier leghista e ministro Matteo Salvini. “Quando ne parleremo ribadirò che per anni al parlamento europeo e al consiglio comunale sono stato eletto con le preferenze, alla Lega va bene il concetto di preferenza e di premio di maggioranza”, aggiunge. “L’unico vincolo che chiediamo – spiega – è che il voto degli italiani valga e che la legge consenta a chi vince le elezioni anche con un voto in più di governare per cinque anni”.
Rimane per Meloni, dunque, da vincere la resistenza che ancora oppone Forza Italia, pare per pressione di Marina Berlusconi. Sulla legge elettorale e sulle preferenze “i malumori ci sono stati in tutti i partiti. Vedremo se in Senato ci sarà un emendamento, esamineremo i contenuti. A noi la legge va bene così com’è”, dichiara il vicepremier e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. “Poi vedremo se ci saranno delle proposte degli alleati, le esamineremo come abbiamo fatto l’altra volta: vedremo quale sarà la proposta, se ci sarà un emendamento, chi lo presenterà, cosa dirà questo emendamento e lo si esaminerà con grande serenità e interesse. I gruppi decideranno autonomamente, ma non si può dare un giudizio prima che venga presentata una proposta”, ha aggiunto.
Partita vera rinviata a settembre
Ma la vera partita, però, a conti fatti, si giocherà a settembre visto che è praticamente certo che i voti sulle proposte di modifica in commissione partiranno solo alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva (probabilmente nella prima settimana). E’ infatti in corso un braccio di ferro sul timing d’esame tra centrodestra e opposizioni con una soluzione di compromesso che potrebbe essere quella di fissare il termine per gli emendamenti, dopo le audizioni, e a ridosso della chiusura dei lavori, intorno al 6 agosto. A sottolineare in chiaro che si entrerà nel vivo solo a settembre è Forza Italia. “Non c’è nessuna volontà di correre”, evidenzia Roberto Rosso, senatore di FI che sta seguendo in commissione Affari Costituzionali a Palazzo Madama la legge elettorale, e l’esame non entrerà nel vivo prima della ripresa per cui “le vere decisioni sono a settembre”. Compresa, dunque, quella sulle preferenze.