La maggioranza scuda anche Delmastro: no del Senato all’acquisizione delle sue chat col prestanome del clan Senese, richiesta dalla procura di Roma

Delmastro (non indagato) scudato dalle destre, bagarre in aula al Senato. I 5S hanno occupato i banchi del governo al grido: "Fuori le chat"

La maggioranza scuda anche Delmastro: no del Senato all’acquisizione delle sue chat col prestanome del clan Senese, richiesta dalla procura di Roma

La domenica depongono corone di fiori in memoria di Paolo Borsellino. Il mercoledì impediscono alla Procura di acquisire chat ritenute “indispensabili” per un’indagine sul clan Senese. È il doppio standard del centrodestra, per il quale evidentemente la legalità è come il vestito della festa: si indossa nelle commemorazioni e si rimette nell’armadio quando tocca un compagno di partito.

L’ultimo esempio, ieri, quando la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra l’allora sottosegretario alla Giustizia, il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro (non indagato) e Mauro Caroccia, imprenditore condannato per intestazione fittizia di beni e ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese.

Quelle chat sono indispensabili per le indagini

Per i magistrati quelle chat sono un tassello “indispensabile” per ricostruire rapporti e circostanze nell’inchiesta sulla società che gestiva la Bisteccheria d’Italia, della quale Delmastro era socio insieme alla figlia di Caroccia, la 18enne Miriam. Uno snodo investigativo ritenuto fondamentale.

Uno scudo contro le indagini, l’ennesimo, che ha trasformato il Senato in una bolgia, con i senatori M5s che hanno occupato gli scranni del governo, mostrando i cartelli con scritto “Fuori le chat”. Giuseppe Conte, in un lungo post, ha accusando il centrodestra di aver “perso ancora una volta la faccia”. Per il leader del M5S lo scudo non viene usato “contro il caro vita o il crollo degli stipendi, ma per proteggere Delmastro”.

Durissima anche la vicepresidente vicaria dei deputati M5S Carmela Auriemma: “Meloni continua a riempirsi la bocca di parole come legalità, trasparenza e lotta alle mafie. Ma quando si tratta di consentire ai magistrati di acquisire chat ritenute essenziali dalla Procura, la sua maggioranza alza un muro”. “Se davvero il governo non ha nulla da nascondere, perché tanta paura della verità?”, si chiede.

Ancora più diretta Chiara Appendino, che in un video si è rivolta direttamente alla premier: “Allora sapete cosa dico a Meloni e a La Russa? La mafia fa schifo, fa tanto schifo: ma fate schifo pure voi. E la prossima volta che osate anche solo citare il nome di Borsellino, sciacquatevi la bocca. Perché non siete degni di farlo”.

Pirondini: “Questo governo sta aiutando la mafia”

Tranchant anche il capogruppo pentastellato al Senato Luca Pirondini: “Non si può domenica commemorare Borsellino e oggi negare alla Procura le chat tra un ex sottosegretario e una persona collegata con la camorra. Questo governo sta aiutando la mafia”. Parole che hanno fatto esplodere la bagarre a Palazzo Madama, con il M5S che ha occupato i banchi del governo interrompendo i lavori dell’Aula. Il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia si è avventato contro Pirondini, stappandogli il cartello dalle mani, mentre si sentivano cori ‘Vergogna, vergogna’.

Anche Pd e Avs sono andati all’attacco. Nicola Fratoianni ha accusato la destra di commemorare Borsellino la domenica e ostacolare la magistratura il mercoledì. Angelo Bonelli ha parlato di “casta degli intoccabili”, mentre il Pd ha denunciato “una ferita profonda al principio della parità dei cittadini davanti alla legge”. La relazione della Giunta approderà ora nell’Aula della Camera il 30 luglio.

“Scelta tecnica della giunta”, la ridicola difesa di Donzelli

Da Fratelli d’Italia provano a minimizzare. Giovanni Donzelli assicura che non c’è alcuna volontà di ostacolare la magistratura. “Delmastro ha detto: ‘Io sono disponibile a far vedere tutto e non ho niente da nascondere’. La Giunta, valutando regolamenti, Costituzione e norme italiane, ha scelto che non fosse opportuno dare queste chat. È una scelta tecnica“. Una spiegazione che, però, lascia aperta una domanda: se Delmastro era davvero “a disposizione”, perché impedire ai magistrati di acquisire proprio quelle conversazioni che ritengono necessarie? Se non c’è nulla da nascondere, perché serve uno scudo parlamentare?

Al di là delle polemiche, quello andato in scena ieri è un copione già visto quando il Parlamento è stato chiamato a dare un’autorizzazione richiesta dalla magistratura su un esponente politico. L’anno scorso l’autorizzazione a procedere era stata negata nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano nel caso Almasri. Il mese scorso è stata scudata l’ex capa di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi. Quindi è toccato all’ex ministra Daniela Santanchè. Una lista che si fa ogni giorno più lunga.