L’intesa ancora non c’è, si tratta ancora sulle intercettazioni

È stallo sul decreto giustizia e immigrazione impantanato al Senato. Andrà in aula il testo base. Da sciogliere il nodo interecettazioni

L’intesa ancora non c’è, si tratta ancora sulle intercettazioni

È stallo sul decreto giustizia e immigrazione impantanato al Senato per alcuni nodi politici e per la mole di emendamenti, per cui le commissioni Affari costituzionali e Giustizia potrebbero non concludere l’esame, rinviando all’Aula le modifiche proposte dalla maggioranza, ovvero il testo base senza mandato al relatore. Inoltre, mancano alcuni pareri del ministero dell’Economia e del governo. Dopo una riunione di maggioranza durata circa un’ora al Senato, non si è trovata un’intesa: né sulle cosiddette ‘intercettazioni a strascico’, spinte da FdI con un emendamento su cui però FI resta contraria, né sullo stop ai risarcimenti danni per chi delinque.

L’intesa ancora non c’è, si tratta ancora sulle intercettazioni

Presente all’incontro anche il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto di FI. Sisto ha spiegato che la posizione sulle intercettazioni è stata ribadita dal segretario Antonio Tajani (“non capiamo perché si debba cambiare la legge che abbiamo cambiato noi”, ha detto). Sui risarcimenti, seppur condivisi dal centrodestra che lunedì aveva annunciato un emendamento ad hoc mai depositato, ci sono dubbi sull’ammissibilità e l’omogeneità.

Nella maggioranza c’è chi ammette che si tratta di una norma di natura civilistica, a differenza del resto del decreto che ha una portata ampia ma più penalistica. Si potrebbe perciò virare sull’ultimo disegno di legge sicurezza varato dal governo, che contiene già la norma: di certo, avrebbe un iter parlamentare più lungo ma meno rischi di ammissibilità.

Il nodo dei tempi

In ogni caso sul decreto giustizia e immigrazione pesano i tempi, visto che va convertito in legge entro l’11 agosto compreso il passaggio alla Camera. Al Senato il voto degli emendamenti procede a rilento (le commissioni sono ancora sull’articolo 1) e l’esame in aula è già slittato di una settimana per i tanti emendamenti sul tavolo – oltre 570 quelli presentati, per lo più delle opposizioni – ma è atteso la prossima. Pena, tempi troppo stretti per chiuderlo.