“La norma anti-maranza è repressiva”. I penalisti: forti dubbi di incostituzionalità

“La norma anti-maranza è repressiva”. I penalisti: forti dubbi di incostituzionalità. Magistratura democratica attacca: solo propaganda

“La norma anti-maranza è repressiva”. I penalisti: forti dubbi di incostituzionalità

La nuova stretta del governo sull’imputabilità dei minori rischia di finire davanti alla Corte costituzionale prima ancora di produrre effetti. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri cambia infatti le regole per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni: non sarà più il giudice a dover accertare, caso per caso, la capacità di intendere e di volere, ma sarà il minore a dover dimostrare il contrario. Un ribaltamento dell’onere della prova che penalisti e magistrati considerano grave, mentre la polizia penitenziaria avverte: senza strutture e personale, il sistema minorile rischia di esplodere.

“La norma anti-maranza è repressiva”. I penalisti: forti dubbi di incostituzionalità

L’Unione delle Camere penali parla di una modifica che “incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile”. La norma, spiegano i penalisti, si inserisce nella linea repressiva inaugurata con il decreto Caivano e proseguita con l’ipotesi di estendere ai minorenni anche il fermo di prevenzione. La cosiddetta “stretta anti maranza”, oltre a sollevare dubbi di compatibilità costituzionale, rappresenterebbe una “preoccupante regressione culturale”.

No a scorciatoie

Il sistema minorile è nato dalla consapevolezza che l’adolescenza è una fase di formazione, nella quale maturità e capacità di comprendere pienamente le conseguenze delle proprie azioni non possono essere date per scontate. Per questo il codice penale e il processo minorile del 1988 richiedono un accertamento concreto sulla personalità del ragazzo. Il governo, invece, sceglie la scorciatoia: presume la maturità e scarica sul minore il compito di provare di non averla.

Per i penalisti, uno Stato liberaldemocratico dovrebbe abbandonare le “illusioni securitarie” e le reazioni emotive, affidandosi ai principi costituzionali, alla scienza e ai dati.
Il rischio, avvertono, è che questa riforma sia soltanto il primo passo verso una progressiva riduzione dell’età imputabile. La maturità di uno Stato, osservano, non consiste nel trattare i minori come adulti, ma nel riconoscere che adulti non sono e nel costruire strumenti educativi e rieducativi, anziché esibire muscoli istituzionali a costo zero.

Magistratura democratica: solo propaganda

Ancora più netto il giudizio di Magistratura democratica, che definisce la norma sostanzialmente inutile sul piano pratico e funzionale soltanto alla propaganda. Il codice già prevede la punibilità degli ultraquattordicenni e la riforma non modifica il rapporto tra reato e sanzione. Cambia, però, la narrazione: il minore autore di reato viene trasformato in una categoria sociale da additare, il “maranza”, utile a rappresentare il bravo cittadino assediato e ad alimentare paura e rancore.

Secondo Md, l’idea che i ragazzi di oggi siano automaticamente più maturi e consapevoli rispetto al passato è una tesi politica priva di basi scientifiche. Sotto accusa finisce anche la giustificazione offerta dal ministro Carlo Nordio, secondo cui la norma servirebbe a “facilitare le indagini”. Le assoluzioni per immaturità degli ultraquattordicenni e le perizie sulla capacità di intendere e di volere sono marginali. Sostenere che i processi minorili siano rallentati da accertamenti specialistici sistematici significa, per Magistratura democratica, costruire un argomento suggestivo ma lontano dalla realtà.

L’allarme della polizia penitenziaria

A completare il quadro arriva l’allarme della Uil Fp Polizia penitenziaria. Il sindacato chiede di non ripetere gli errori del decreto Caivano e mette in guardia sull’impatto del nuovo disegno di legge sugli istituti minorili. Senza un potenziamento degli organici, delle strutture e dei servizi educativi, l’aumento degli ingressi rischia di far “deflagrare il sistema”, già segnato da sovraffollamento e carenza di personale.

Il governo vende l’ennesima stretta come una risposta alla criminalità minorile. Ma le critiche convergono su un punto: la norma rischia di essere costituzionalmente fragile, giuridicamente inutile e materialmente ingestibile. Più che una riforma, un manifesto elettorale scritto sulla pelle dei ragazzi e scaricato su carceri che non sono in grado di reggerne le conseguenze.