Chi attraversa una piazza il giorno di un corteo entra in una banca dati biometrica per sette giorni, senza aver commesso alcunché. Lo stabilisce l’articolo 10 dello schema di decreto legislativo che adegua l’Italia all’AI Act, il regolamento Ue 2024/1689. Dove si registrano esigenze di ordine pubblico, i tratti del volto di chi accede finiscono in un archivio locale. I registri delle operazioni restano cinque anni. Il testo esce dal Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026, per delega della legge 132/2025.
Il metodo pesa quanto il merito. I pareri delle commissioni sono l’unico passaggio parlamentare richiesto perché l’atto diventi valido, e Palazzo Chigi ha sollecitato Camera e Senato a esprimerli al più presto. Il 29 luglio la commissione Politiche Ue del Senato ha licenziato il suo. Sulla sorveglianza biometrica il Parlamento commenta e basta.
Riconoscimento facciale, il testo italiano e quello Ue
Il Garante per la protezione dei dati personali, nel parere del 14 luglio 2026, ha messo per iscritto il punto che il governo elude. Il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici di chi accede a luoghi o eventi pubblici stride con l’AI Act, che ammette il riconoscimento a posteriori solo per ricerche mirate.
L’articolo 26 del regolamento lega quell’uso a un’indagine su una persona sospettata o condannata, e all’autorizzazione di un’autorità giudiziaria o amministrativa, con decisione vincolante. Nel decreto italiano quel passaggio resta dentro il perimetro del questore, che designa chi autorizza. Cioè proprio chi il controllo dovrebbe subirlo. Nei casi d’urgenza la polizia accende i sistemi in tempo reale con una comunicazione anche orale al pubblico ministero, e chiede il permesso dopo.
Il divieto generale negli spazi pubblici lo chiedevano il Comitato europeo per la protezione dei dati e il Garante europeo già nel 2021. Dispiegare quella tecnologia, scrissero Andrea Jelinek e Wojciech Wiewiórowski, significa “la fine dell’anonimato”. E poi l’accuratezza. Il Nist statunitense, nello studio del dicembre 2019 su 18,27 milioni di immagini, ha misurato falsi positivi da 10 a 100 volte più frequenti sui volti asiatici e afroamericani rispetto ai caucasici. Le donne afroamericane pagano il tasso peggiore nelle ricerche uno-a-molti, quelle che producono liste di sospetti.
Riconoscimento facciale: il metro degli altri
La Francia sperimenta la videosorveglianza algoritmica dai Giochi di Parigi 2024. Il decreto attuativo del 28 agosto 2023 vieta a quei sistemi di trattare dati biometrici e riconoscere volti. In Germania la Corte costituzionale ha bocciato il 16 febbraio 2023 le norme di Assia e Amburgo sull’analisi automatizzata dei dati di polizia. Il pacchetto sicurezza del ministro Alexander Dobrindt, nell’ottobre 2025, è stato contestato da AlgorithmWatch, Amnesty International e dall’ex garante federale Ulrich Kelber come incompatibile con l’AI Act.
In Ungheria, dal 15 aprile 2025, la polizia identifica con il riconoscimento facciale chi sfila a un Pride vietato. L’infrazione chiesta a Bruxelles da EDRi e dalle associazioni ungheresi a oggi manca.
Qui da noi la memoria è corta. Nel 2021 l’Italia fu il primo Stato dell’Unione a sospendere il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, fino al 31 dicembre 2023, e il 25 marzo di quell’anno il Garante aveva bocciato Sari Real Time del Ministero dell’interno. Cinque anni più tardi, dopo gli scontri di Bologna e della Val di Susa, la stessa tecnologia rientra come dotazione ordinaria. Il ministro Matteo Piantedosi assicura che l’algoritmo resta uno strumento di supporto e «non un poliziotto automatizzato».
Il perimetro è già scritto: piazze, stazioni, stadi, il percorso di un corteo. Chi passa di lì resta agli atti per una settimana. La linea tra indagare su una persona e archiviare una folla sta nell’istante in cui la telecamera si accende. Il governo l’ha spostata indietro.