L’era di Matteo Salvini alla guida della Lega rischia di essere vicina al capolinea. Il leader che ha resuscitato un partito in estrema difficoltà, l’ha portato fino a oltre il 30% e l’ha di nuovo affondato negli ultimi mesi, con i sondaggi che mostrano il tracollo del Carroccio, risucchiato dall’ascesa di Futuro Nazionale e dell’ex leghista Roberto Vannacci.
A contestare Salvini e a chiedergli un passo indietro sono i vertici del partito in Lombardia. In particolare, racconta Repubblica, a dare il via alle richieste di dimissioni è stato l’ex deputato e presentatore storico di Pontida, Daniele Belotti. L’invito a Salvini è quello di lasciare la guida dal partito. E dopo quell’invito è nata la rivolta della base lombarda in occasione del vertice di venerdì scorso a via Bellerio.
La base lombarda in rivolta contro Salvini
Il vertice non è andato come sperava Salvini, che puntava a un incontro per poter calmare le acque. Le cose sono andate diversamente, a partire dall’intervento di Belotti che avrebbe affermato che è “venuta meno” la credibilità del vicepresidente del Consiglio. D’altronde, questo il ragionamento dei contestatori, i dati parlano chiaro: la Lega è passata dal 34% del 2019 al 5% di oggi, seppur si parli solo di sondaggi.
Per questa ragione gli oppositori interni chiedono una seria analisi a Salvini. Almeno venti interventi su trenta sarebbero stati critici durante il vertice e le richieste di dimissioni sono state cinque, provenienti da altri esponenti locali leghisti in Lombardia. Le critiche sono arrivate anche dalla deputata Simona Bordonali e da Massimiliano Romeo, coordinatore regionale e senatore, che ha già chiesto negli scorsi giorni un processo di “rinnovamento” della Lega.
L’ombra di Zaia sul futuro della Lega
La resa dei conti, per ora, è rinviata. Se ne riparlerà, probabilmente, a settembre. Quando qualche candidatura alternativa alla guida della Lega potrebbe essere avanzata concretamente. In pole c’è ovviamente quella che viene definita l’ala dei governatori, guidata da Luca Zaia. E che riporterebbe la Lega al Nord, concentrandosi sulle Regioni storicamente favorevoli al Carroccio, dal Veneto alla Lombardia, passando per il Friuli-Venezia Giulia di Massimiliano Fedriga. La sfida ancora non è stata lanciata, ma Salvini sa che il suo posto è in bilico più che mai.