Intercettato dai cronisti, che in questa storia è il verbo giusto, Matteo Salvini ieri ha spiegato che Sigfrido Ranucci dovrebbe prendersi una pausa. Il denaro pubblico degli italiani, dice, non deve più finanziare qualcuno coinvolto in una vicenda “oscura e preoccupante”. Coinvolto: il giornalista al quale hanno fatto esplodere un ordigno sotto casa e che per la gip è la vittima manipolata da Valter Lavitola, arrestato lunedì come presunto mandante. Non c’è nessun elemento di accordo fra i due, sta scritto nell’ordinanza. E la testa che si chiede è quella del destinatario della bomba.
Del resto sulle pause Salvini avrebbe parecchio da raccontare. Ha attraversato quelli che lui stesso ha chiamato “cinque anni di processo” per sequestro di persona restando vicepremier, ministro e stipendiato dagli italiani, e ci mancherebbe: la presunzione d’innocenza vale anche per lui. Nel 1999 una condanna a trenta giorni (con la condizionale) per oltraggio a pubblico ufficiale se l’era già presa, uova contro Massimo D’Alema e qualche divisa sporcata. Nemmeno allora gli venne in mente di fermarsi.
Intanto, però, il Ponte sullo Stretto è fermo dalla bocciatura della Corte dei conti dell’ottobre 2025. Le ruspe, ferme. In aula ha rivendicato il 77,7% di puntualità sull’alta velocità, poi l’Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica ha contato tutti i ritardi e la puntualità vera è scesa fra il 63 e il 66%. Uno su tre arriva tardi. Il Po a Cremona è a 8,40 metri sotto lo zero idrometrico, e lui ha trovato il tempo di cimentarsi nel palinsesto di Rai3.
Un compito che – almeno quello – consegna in orario. La pausa di Ranucci l’aveva già messa sul tavolo l’8 luglio Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai: Report nel palinsesto c’è, poi magari lo conduce Giorgio Mottola o un altro. Salvini ha solo alzato il volume, e con la Lega al 4,9% contro il 7,6 di Roberto Vannacci nel sondaggio YouTrend per Sky Tg24, il volume è l’unica cosa che gli resta.
A proposito: ieri Salvini parlava dal cantiere della stazione Pigneto, a Roma. Doveva aprire a giugno, ad aprile l’hanno spostata a fine dicembre. Una fermata dei treni slittata di sei mesi, e lui intanto pensa a chi deve condurre Report.