Non c’è pace per Volodymyr Zelensky. Un nuovo scandalo travolge la sua presidenza. Il Nabu (National Anti-Corruption Bureau), l’agenzia anticorruzione ucraina, ha messo in campo un’operazione contro un gruppo legato al suo staff. Si tratterebbe di una vera e propria organizzazione criminale che coinvolgerebbe vari membri dell’ufficio del presidente.
La notizia è stata diffusa dal Kyiv Independent, il giornale online in lingua inglese, punto di riferimento internazionale per raccontare la guerra in Ucraina. Due dei nomi coinvolti nell’indagine sono quelli della vice capo dell’ufficio presidenziale Iryna Mudra e del parlamentare Vadym Stolar, entrambi sottoposti a perquisizioni. Zelensky non ha atteso ulteriori sviluppi e ha emesso un decreto per rimuoverli dai rispettivi incarichi.
Zelensky rimuove la vice capo di gabinetto
Non è la prima volta che il Nabu mette il naso negli affari loschi che lambiscono la figura del presidente ucraino. A dicembre scorso, aveva incriminato cinque deputati appartenenti a Servitore del popolo, il partito di Zelensky. Questi erano accusati di aver ricevuto soldi in cambio di crocette sulle schede elettorali.
Non a caso, circa un anno fa, Zelensky aveva provato a limitare i poteri dell’autorità anticorruzione, cercando di mettere il Nabu sotto il controllo del governo, salvo fare poi marcia indietro in seguito alle proteste di piazza, annunciando una nuova legge a garanzia dell’autonomia delle agenzie.
La rabbia del popolo ucraino era esplosa contro la norma approvata dal Parlamento che avrebbe tolto indipendenza alle agenzie Nabu e Sapo (la Procura specializzata anti-corruzione), ponendole sotto il controllo diretto del procuratore generale. Nonostante i bombardamenti russi, si era scatenata un’ondata di mobilitazioni, portando in piazza a Kiev e in altre città oltre novemila persone.
Pioggia di miliardi dall’Europa
Alle critiche della società civile, si erano uniti anche i partner internazionali. E il cambio di rotta era stato accolto favorevolmente dall’Unione Europea, ricordando che il contrasto alla corruzione è una delle condizioni essenziali per l’ingresso dell’Ucraina nella Ue.
Del resto, l’Ue e i suoi 27 Stati membri rappresentano i maggiori fornitori di sostegno finanziario, economico, militare e umanitario all’Ucraina. Dall’inizio della guerra, hanno sostenuto la difesa, l’economia del Paese e la sua popolazione con 220,3 miliardi di euro (fonte: consilium.europa.eu). Anche gli Stati Uniti non sono stati da meno, con una fornitura di 135 miliardi di dollari (115 miliardi di euro).
Cartoline dal fronte
Intanto, la guerra continua a divampare. Dopo che il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver abbattuto undici droni diretti a Mosca, nella notte di ieri alcuni droni russi hanno colpito Zaporizhzhya, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre sei.
In mattinata, poi altri droni hanno centrato un autobus a Kherson, nel sud dell’Ucraina, uccidendo almeno quattro passeggeri e ferendone altrettanti. Nella giornata di ieri, poi, il Parlamento ucraino ha approvato la nomina di Yevhenii Khmara come nuovo ministro della Difesa, confermando anche quella di Andrii Sybiha agli Esteri. “Sono grato ai parlamentari per averli sostenuti.
I compiti di entrambi i ministri sono chiari: l’Ucraina ha bisogno di maggiore forza. E l’avrà. Gloria all’Ucraina!”, ha commentato Zelensky. Peccato che la nomina di Khmara sia stata subito contestata dai manifestanti riuniti nel parco Mariinsky, chiedendo il ritorno di Mykhailo Fedorov alla guida della Difesa. Quel Fedorov che continua a far sentire la sua voce invocando nuove elezioni: “Bisogna trovare un meccanismo che permetta all’Ucraina di ripristinare un processo democratico anche in caso di guerra prolungata. La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia”. Parole che acuiscono la crisi provocata dalla decisione di Zelensky di destituirlo, scelta che aveva portato migliaia di persone in strada a sostegno di Fedorov. Per correre ai ripari, Zelensky gli ha proposto altri incarichi, da lui rifiutati.