Mps, via libera al piano Lovaglio: doppia offerta su Bpm e Banca Generali per arginare l’Opas di Intesa Sanpaolo

Mps: via libera del Cda al piano Lovaglio. I 5S: sconfessata la narrazione di Meloni sul governo estraneo al risiko bancario

Mps, via libera al piano Lovaglio: doppia offerta su Bpm e Banca Generali per arginare l’Opas di Intesa Sanpaolo

Un terzo polo bancario italiano è possibile. È quello che potrebbe nascere dopo l’approvazione del piano proposto in sede di Consiglio d’amministrazione dal Ceo del Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio, per resistere all’offerta monstre di Intesa San Paolo. La strategia dell’amministratore delegato dell’istituto di credito senese prevede due classiche e distinte offerte di scambio azionario (Ops): una su Banco Bpm (il gruppo bancario italiano attivo nel credito a famiglie e imprese) e una su Banca Generali (la banca gestita dal gruppo assicurativo Generali, specializzata in consulenza finanziaria). Il piano prevede anche il pagamento di un dividendo straordinario. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, MPS potrebbe utilizzare parte della quota nelle Generali per pagare la cedola.

Mps, via libera al Piano Lovaglio

Il semaforo verde del Cda di MPS alla duplice offerta di scambio è arrivato con l’astensione di quattro dei cinque consiglieri di minoranza presenti in consiglio, su un totale di 13 consiglieri di amministrazione. Come trapela dagli ambienti finanziari, si sarebbero astenuti Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini, i primi tre eletti nella lista del Cda e l’ultima in quella di Assogestioni, mentre il banchiere Corrado Passera avrebbe sostenuto il piano di Lovaglio.

Dopo la notizia, la reazione dei mercati è stata timida, ma sostanzialmente positiva, sia Banco Bpm che Banca Generali hanno guadagnato. A Piazza Affari Banco Bpm è salito dello 0,7%, Banca Generali dell’1,3%. Mps invece è scesa (-0,3%), positiva Intesa (+0,4%), Unipol è scivolata (-3%), mentre Generali ha guadagnato lo 0,2%.

L’opas di Intesa

Ma andiamo con ordine. All’ordine del giorno del Cda di Mps del 20 agosto c’erano le strategie di contrasto all’Opas (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) di Intesa San Paolo. L’offerta avanzata dalla banca torinese – operazione finanziaria in cui si propone agli azionisti di comprare i loro titoli offrendo un pagamento misto, composto in parte da denaro contante e in parte da nuove azioni della società acquirente – ammonta a circa 30,6 miliardi di euro e prevede l’assegnazione di 1,6 nuove azioni Intesa e 1 euro in contanti per ogni titolo MPS conferito, puntando a conquistare Mediobanca, la quota del 13,3% nelle Generali e metà della rete del Monte, cedendone l’altra metà al gruppo Unipol.

Il piano presentato da Lovaglio – assistito da Ubs, Bofa, Vitale e Kbw – per resistere alle lusinghe di Intesa propone invece agli azionisti della banca senese una doppia offerta pubblica di scambio su Banco Bpm e su Banca Generali. Nell’operazione potrebbe entrare anche la quota del 13,2 per cento di Generali detenuta da Mps attraverso Mediobanca, che, in caso di cessione, consentirebbe di avere i capitali sufficienti per garantire l’operazione su Bpm e Banca Generali. In un secondo momento, poi, Mps lancerebbe un’offerta sul capitale restante di Banca Generali.

L’obiettivo di Lovaglio è quello di usare queste operazioni per dar vita a un progetto di aggregazione capace di rafforzare Mps sul piano industriale e dimensionale, un progetto fondato su sinergie, reti, servizi, rafforzamento della clientela, non limitato quindi solo alla dimensione finanziaria. Con queste basi, l’operazione potrebbe portate davvero alla creazione di un solido terzo polo bancario italiano, con la nascita di un Gruppo dal valore di circa 70 miliardi di euro, forte di una rete di oltre 2.600 sportelli, di una gamma completa di fabbriche prodotto, di una solida presenza nell’investment banking, nel private banking e nel risparmio gestito.

Le reazioni della politica

Dopo l’approvazione da parte del Cda di MPS del piano proposto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che ha già incassato il sostegno a mantenere “l’integrità” del Monte da parte della premier Giorgia Meloni e del Pd, non sono mancate le reazioni a caldo della politica.
“Che Monte dei Paschi debba mantenere identità, unità e valore è una posizione che sosteniamo da tempo”, ha dichiarato il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e Delegato alla Politica economica e fiscale. “MPS è stata risanata anche con ingenti risorse pubbliche e rappresenta un patrimonio che va tutelato nell’interesse del Paese, dei lavoratori, dei territori, degli azionisti e dei risparmiatori. Ma proprio per questo le parole di Giorgia Meloni sono politicamente molto significative: sconfessano la narrazione di un Governo estraneo al risiko bancario. Se oggi la presidente del Consiglio interviene direttamente per rivendicare la salvaguardia dell’unità e dell’identità di MPS, conferma che Palazzo Chigi questa partita l’ha seguita sin dall’inizio e che non ne è mai stato un osservatore neutrale. Il Governo ha avuto un ruolo di primo piano nella dismissione della partecipazione pubblica in MPS e nelle scelte che hanno contribuito ad aprire il risiko. Oggi, però, quella partita sembra essergli sfuggita di mano”.
Commentando l’operazione MPS, senza entrare nel merito, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri non ha perso invece l’occasione di attaccare gli avversari politici: “Negli ultimi anni sono state tante le operazioni bancarie annunciate, ma che poi non hanno avuto seguito. Vedremo le ultime vicende che piega prenderanno. È giusto rispettare anche il radicamento territoriale di alcune banche come MPS, purché non vengano ripercorse le strade del passato, con scandali e gestioni dissennate da parte di esponenti della sinistra, che non erano di tutela del territorio”.