Un aquilone di carta è atterrato venerdì 21 agosto in un campo di avocado del kibbutz Nahal Oz, a meno di un chilometro dalla Striscia, e il giorno dopo ne sono stati raccolti altri tre, poi un quinto a Kfar Aza. Almeno sette in pochi giorni. Il portavoce dell’esercito israeliano ha messo per iscritto che sugli oggetti “non sono stati individuati reperti sospetti” e che in nessun momento la popolazione ha corso un pericolo.
Domenica 23 agosto il ministro della Difesa Israel Katz ha diffuso un comunicato che scavalca la perizia dei suoi militari: ogni lancio è “un atto di guerra sotto ogni punto di vista”, un pallone equivale a un aquilone e l’aquilone a un drone, con o senza esplosivo dentro, e vanno preparati gli sfollamenti dei quartieri da cui partono i lanci. Alle 18 e 40, dopo la riunione con il premier Benjamin Netanyahu e il capo di Stato maggiore, l’ufficio del primo ministro ha annunciato che l’esercito procederà “all’evacuazione della popolazione dalle aree da cui avvengono i lanci”, e ha dato tre giorni di tempo. Settantadue ore. Il portavoce di Hamas Hazem Qassem parla di giocattoli dei bambini dei campi profughi, mentre nelle stesse ore un raid israeliano uccide a Zawaida Mohammed Taha, quattro anni, e il ministero della Salute di Gaza conta 1.286 palestinesi uccisi e 4.257 feriti dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025.
L’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta le pene collettive contro le persone protette e “ogni misura d’intimidazione o di terrorismo”, e il titolo giuridico dello sfollamento annunciato resta un aquilone che, per certificazione scritta dell’esercito chiamato a eseguirlo, non conteneva niente.