La guerra con l’Iran in un vicolo cieco, Trump disperato tenta con le sanzioni

Con la guerra in un vicolo cieco, Trump scatena l’offensiva economica contro l’Iran. Pechino si infuria: sanzioni illegali

La guerra con l’Iran in un vicolo cieco, Trump disperato tenta con le sanzioni

“Un’offensiva economica su una scala mai vista prima”, un vero e proprio “D-Day economico per l’Iran”: la scorsa settimana Donald Trump, attraverso il social Truth, aveva annunciato un radicale cambio di strategia nella guerra contro la Repubblica islamica. Non avendo ottenuto risultati tangibili in sei mesi di attacchi militari – la resa o perlomeno la disponibilità da parte del regime di Teheran a negoziare la pace – il Presidente americano ha deciso di dare una svolta al conflitto, minacciando di scatenare “il più devastante attacco finanziario mai intrapreso contro un Paese”.

La guerra con l’Iran in un vicolo cieco, Trump disperato tenta con le sanzioni

Sembrava l’ennesima sparata sopra le righe dell’infaticabile esternatore a stelle e strisce e invece, alla fine, le tanto sbandierate sanzioni sono arrivate. Le ha annunciate ieri il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent lanciando l’Operation Economic Outcast, provvedimento che punta a bloccare qualsiasi rapporto dell’Iran con il resto del mondo. “Il nostro obiettivo è soffocare ogni linfa economica a sostegno del regime”, ha sentenziato Bessent. “Il Presidente sta già contattando i leader mondiali, affinché cessino i loro rapporti economici con l’Iran”.

I cinque settori

Il piano americano individua in cinque settori gli organi “vitali” per la sopravvivenza economica iraniana. Gli obiettivi da colpire sono gli asset digitali, la tecnologia, l’oro, l’aviazione e la navigazione marittima. Bessent ha però aggiunto di voler concedere ai Paesi un “periodo di grazia” per adeguarsi. Intanto, fra le prime società coinvolte nell’operazione c’è la Wellbred Capital, con sede a Singapore, accusata di avere legami con Mohammad Hossein Shamkhani, magnate iraniano del trasporto marittimo di petrolio. L’intervento punta a bloccare le reti logistiche utilizzate da Teheran per aggirare le restrizioni sul commercio di greggio.

I mercati

L’operazione messa in atto dalla Casa Bianca sta già avendo il suo effetto sui mercati. Le sanzioni all’Iran hanno provocato una forte svendita del greggio, perché Washington non ha fornito date precise di applicazione di queste. La moneta iraniana – il rial –  è crollata al livello più basso mai registrato prima. Ieri ha toccato il minimo storico di 1,992 milioni per dollaro, contro i circa 1,45 milioni di fine dicembre. Il governatore della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, ha minimizzato, parlando di un fenomeno “temporaneo”, ma i dati parlano chiaro. Siamo di fronte a una crisi profonda: negli ultimi sette mesi la moneta ha perso circa il 40% del proprio valore, mentre l’inflazione, secondo il Fondo monetario internazionale, potrebbe arrivare al 70 per cento entro fine anno. Il Fondo Monetario prevede anche una possibile perdita di posti di lavoro compresa fra due e tre milioni di unità.

I dubbi del Qatar

Il Qatar punta a ricucire lo strappo tra USA e Iran e prende le distanze dalle sanzioni di Washington. In conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed al-Ansari, ha detto che “le sanzioni contro l’Iran sono unilaterali”, ribadendo che il “Qatar continua i suoi sforzi di mediazione tra Stati Uniti e Iran”. Per Doha “la priorità è raggiungere un accordo tra le varie parti”.

L’ira della Cina

Ma se il Qatar nutre dubbi sulla legittimità dell’operazione statunitense, la Cina costituisce la vera incognita. Il segretario Bessent ha incluso anche Pechino tra coloro ai quali Washington ha intimato di non fare affari con l’Iran. “Nessuno è al di sopra delle sanzioni secondarie americane”, ha affermato. Peccato che, secondo i dati della società di analisi Kpler, la Cina nel 2025 abbia acquistato oltre l’80% del petrolio esportato dall’Iran. Non a a caso, il governo cinese ha quindi definito “illegali” le sanzioni, affermando – attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian – che queste non risolvono i conflitti in Medio Oriente e che la Cina adotterà “tutte le misure necessarie” per tutelare i propri interessi. Sarà tutta da vedere quindi la risposta nei fatti di Xi Jinping all’offensiva statunitense, quando manca un mese alla sua prevista visita alla Casa Bianca, fissata per il 24 settembre.