Sconti selettivi contro il caro-carburante. Dopo gli extraprofitti è nuova rissa a destra

Il no della Lega sugli sconti mirati ai redditi bassi contro il caro-carburante. Borghi: “No a misure legate al reddito”

Sconti selettivi contro il caro-carburante. Dopo gli extraprofitti è nuova rissa a destra

Il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise sul gasolio è stato prorogato fino al 5 settembre. Un tentativo disperato del governo per contenere l’aumento del costo del carburante nei giorni di controesodo estivo. A dare la misura di quanto questi spostamenti costeranno è il Codacons. Sui 25 milioni di spostamenti calcolati dall’Anas da oggi fino a domenica 30 agosto l’associazione calcola una maggior spesa esattamente di 429,1 milioni di euro ai prezzi attuali. L’ennesima mini-proroga del taglietto sulle accise sul gasolio, ha avvertito peraltro il governo, è una misura temporanea in attesa di mettere a terra nuove modalità di sostegni contro il caro carburante, “selettivi sulla base del reddito”.

Secondo Repubblica allo studio c’è un buono benzina, oltre ad aiuti a tir e furgoni, che andrebbe ai lavoratori dipendenti con redditi bassi. Peccato che nella maggioranza- come sull’idea di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere e delle banche – non ci sia unità.

Sconti selettivi contro il caro-carburante. Dopo gli extraprofitti è nuova rissa a destra

“Noi siamo sempre stati contrari a misure legate al supposto reddito. Per esperienza storica lasciano sempre fuori tutto il ceto medio, che ogni volta risulta sempre troppo ricco. Oltre alla difficoltà usuale di definizione, c’è in Italia una marea di bonus, e vanno per la maggior parte a stranieri ed evasori. I veri beneficiari sono pochi, lasciando esclusi quelli che hanno veramente bisogno”, ha detto il senatore della Lega Claudio Borghi a LaPresse. L’idea non piace nemmeno ai consumatori.

“No a bonus, social card o altri sostegni selettivi sulla base del reddito contro il caro-carburanti. La strategia confermata dal governo per le misure che dovranno scattare dopo il 5 settembre rischia di trasformare un’emergenza che riguarda la generalità degli automobilisti in una misura di assistenza sociale, senza incidere minimamente sui prezzi alla pompa”, afferma il Codacons.

Nuove scintille sugli extraprofitti

Le risorse per coprire lo sconto sulle accise arrivano da un nuovo meccanismo di acconto fiscale delle tasse sui dividendi anticipati dai grandi gruppi energetici. L’acconto, che dovrebbe essere fissato al 39% farebbe poi maturare alla società un equivalente credito di imposta. Il meccanismo è diverso (e probabilmente è molto inferiore l’entità finanziaria) rispetto all’accordo tra governo e banche del 2024 sul rinvio delle deduzioni delle quote delle svalutazioni e perdite dei crediti e dell’avviamento correlate alle Dta. E di certo nulla c’entra con il tema extraprofitti, che anche nelle ultime ore ha prodotto scintille tra Lega e Forza Italia.

Alla domanda se con le coperture del decreto si sia aperto un dialogo con le società energetiche, Borghi risponde che “gli anticipi sui dividendi non sono un contributo. I vari anticipi, come quello fatto sulle banche nella manovra dell’anno scorso, sono dei prestiti, ma non sono un vero e proprio prelievo. Come ho detto a Tajani, non ho niente contro un settore o un altro. Ci sono tre opzioni: le accise le pagano i cittadini, si chiede un contributo a chi ha guadagnato di più, o si fa più deficit. Sei ai partner di governo va di fare un po’ di scostamento e far un po’ di deficit in più, basta la volontà politica. Quello che è certo è che di queste tre opzioni a noi non va di far pagare tutto ai cittadini”.

Il muro di Forza Italia

Non la pensa così Antonio Tajani. “Bene la proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 5 settembre, e bene soprattutto il metodo col quale il Governo ha reperito i mezzi per riuscirci senza imporre nuove tasse. È la linea che noi di Forza Italia abbiamo indicato fin dall’inizio per evitare la scorciatoia statalista del prelievo sugli extraprofitti delle imprese energetiche, che avrebbe inciso sulla credibilità dell’Italia sui mercati e introdotto un precedente fondato su un concetto che contestiamo da una prospettiva di coerenza liberale. In una economia di mercato, infatti, non esiste ‘extraprofitto’”, rincara la dose il vicepremier azzurro.