In Italia, il narcotraffico connesso agli oppiacei sta subendo una metamorfosi silenziosa e differenziata rispetto agli Stati Uniti e al Canada. Il fentanyl, oppioide sintetico per eccellenza, in Italia non è impiegato prevalentemente come droga da consumo in sé, ma come agente di taglio per altre sostanze, soprattutto eroina e cocaina. Nel mercato italiano sono già emersi i primi concreti segnali di preparazioni “da strada” confezionate con questa sostanza. Per le organizzazioni mafiose, il fentanyl rappresenta una tentazione per incrementare i propri introiti economici senza precedenti.
È sicuramente un affare ad altissimo rendimento, con pochi rischi e spese minime. Rispetto all’eroina e alla cocaina, infatti, non richiede filiere basate su coltivazioni estensive di materie prime (come il papavero da oppio o le foglie di coca) e non dipende in modo determinante da variabili geopolitiche o stagionali. È una molecola interamente sintetica, producibile in laboratori clandestini, e basta una quantità estremamente ridotta per amplificare gli effetti delle droghe tradizionali. In pratica, un solo chilogrammo di polvere ad alta purezza può moltiplicare la capacità di taglio fino a tonnellate di prodotto destinato al mercato illegale, riducendo in modo drastico costi e complessità di logistica e trasporto per i clan.
Il taglio di cocaina o eroina con precursori e formulati riconducibili al fentanyl aumenta la vulnerabilità dei consumatori. La miscela genera una dipendenza chimica rapida e aggressiva, e rafforza la fidelizzazione al circuito della strada. Questa minaccia non è più soltanto teorica: l’Italia è passata a una condizione di “Allerta di Grado 3” (il livello massimo del Sistema Nazionale di Allerta Rapida) in seguito a sequestri mirati.
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La nuova strategia delle mafie italiane: utilizzano il fentanyl per tagliare cocaina ed eroina
Il caso più emblematico riguarda l’Umbria, dove le autorità hanno intercettato una partita di eroina tagliata direttamente con fentanyl. Si è trattato del primo riscontro ufficiale, a livello nazionale, di una miscela da strada pronta per l’uso. Il dato conferma l’assunto – di cui parlammo oltre un anno fa in Parlamento europeo – secondo cui le mafie impiegano fentanyl e relativi precursori per tagliare e incrementare esponenzialmente le dosi di cocaina ed eroina, trasformando la disponibilità della sostanza in leva operativa e commerciale ad ampio spettro d’azione.
A ulteriore conferma dell’interesse criminale verso il fentanyl, emergono episodi di vulnerabilità logistica nel sistema sanitario, come il furto di 80 fiale di fentanyl dai depositi farmaceutici dell’Ospedale Israelitico di Roma. Quando è sottratto a controlli e tracciamenti medici protetti, il prodotto tende inevitabilmente a rientrare nei circuiti di taglio gestiti dalla criminalità organizzata.
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Le ultime evidenze
Secondo le evidenze disponibili, le principali mafie italiane stanno già utilizzando il fentanyl esclusivamente per aumentare i loro margini economici. I clan sanno benissimo che il fentanyl puro “uccide i clienti” troppo rapidamente. Negli Stati Uniti la sostanza causa oltre 70.000 vittime ogni anno: una strage che, secondo le dinamiche attuali, non verrebbe replicata in Italia, perché la convenienza criminale per ora resterebbe legata al business della cocaina e dell’eroina tagliate con questa nuova componente oppiacea di origine farmaceutica.
L’impiego del fentanyl come sostanza da taglio in Italia è dunque una realtà ormai accertata, non più confinata a episodi frammentari e già strutturata in una vera e propria organizzazione ad hoc su larga scala. Al momento, le organizzazioni mafiose utilizzano la molecola “col contagocce”, calibrandone la resa e contenendone l’effetto destabilizzante. I segnali emersi negli ultimi mesi, tuttavia, non sono affatto rassicuranti.
La sicurezza pubblica attualmente in Italia viaggia su un margine sottilissimo: se le rotte della cocaina dovessero subire un tracollo o se le alleanze internazionali tra i clan cambiassero assetto, la convenienza criminale potrebbe ribaltarsi definitivamente. In quel caso, l’accesso della penisola al “killer” sintetico nella sua forma più pura potrebbe diventare concreto, non più una eventualità.
*Vincenzo Musacchio, professore di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies presso la Rutgers University of Newark (USA).