Tenetevi forte, 1.478,75 euro: tanto costa quest’anno mandare un figlio in prima superiore, secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori, ed è la somma di 805,15 euro per libri di testo e quattro dizionari e di 673,60 euro di corredo e ricambi. Il corredo cresce del 2,3 per cento sul 2025, i testi delle superiori calano dello 0,5, il totale sale lo stesso, e se serve il computer che la scuola dà per scontato si aggiungono 421 euro di dispositivi.
Poi c’è la serie storica dello stesso osservatorio, che è molto più chiara di una fotografia. Nel 2023 la stessa prima superiore costava 1.302,60 euro, nel 2024 era salita a 1.362,30, nel 2025 a 1.467,10: fanno 176 euro in tre anni su una spesa che nessuna famiglia può rinviare, perché i testi li adotta il collegio dei docenti e la lista arriva già chiusa. Il solo corredo è passato dai 606,80 euro del 2023 ai 673,60 di oggi, undici per cento, mentre il ministero aggiorna i tetti all’1,5 di inflazione programmata. Chi compra lo zaino quel numero non lo vede.
Scuola, il fondo che c’è e non arriva
La legge di bilancio 2026, la 199 del 2025, al comma 518 ha istituito un fondo da 20 milioni l’anno presso il Ministero dell’interno, da ripartire fra i comuni per i libri delle superiori alle famiglie con Isee fino a 30.000 euro. Serve un decreto di Interno, Istruzione ed Economia che ne fissi criteri e riparto, e a otto mesi dall’entrata in vigore quel decreto non è firmato, mentre le lezioni ricominciano e le famiglie i libri li hanno già comprati.
Il comma successivo, il 519, stanzia altri 20 milioni con la stessa soglia Isee per chi iscrive i figli alla scuola paritaria, fino a 1.500 euro a studente. Quel comma il decreto ce l’ha, il 140 del 14 luglio, l’avviso è uscito il 31 luglio e le domande si chiudono il 21 settembre. Stessa manovra, stessa cifra, due commi consecutivi: uno operativo prima di agosto, l’altro fermo. La priorità sta tutta nell’ordine con cui si firmano le carte.
C’è pure la detrazione, valutata e mai arrivata. Nel settembre 2025 il Forum delle associazioni familiari registrava la disponibilità del governo a esaminare le detrazioni scolastiche, poi il Consiglio dei ministri ha varato la manovra senza, dall’Associazione italiana editori è arrivato un «siamo fortemente delusi». Si detraggono mensa, trasporti e gite, mentre la spesa che lo Stato rende obbligatoria resta intera a chi la sostiene.
I tetti pensati per essere superati
Il decreto ministeriale 51 del 26 marzo 2026 fissa i tetti della dotazione libraria, 303 euro per la prima media, ridotti del 10 per cento sul misto e del 30 sul digitale, e ammette incrementi fino al 20 per cento purché il collegio dei docenti deliberi e motivi. Un tetto che prevede una deroga di un quinto è un tetto che il ministero ha già messo in conto di veder superare.
L’Antitrust ha chiuso il 12 gennaio 2026 l’indagine conoscitiva IC57: il nuovo vale circa 800 milioni l’anno, l’usato 150, lo sconto in libreria è fermo per legge al 15 per cento, e oltre il 95 per cento delle classi adotta il misto mentre risulta attivo appena il 16 per cento delle licenze digitali. Le famiglie pagano un digitale che resta lì. L’Autorità ha spedito al ministero una segnalazione formale, ed era gennaio.
Resta il fai da te delle regioni. Il buono del Veneto, previsto dall’articolo 27 della legge 448 del 1998, si ferma da anni a 200 euro per la fascia Isee più bassa. Duecento euro su millequattrocentosettantotto. L’Istat per il 2024 ha misurato una spesa in istruzione pari al 4 per cento del Pil contro il 4,8 della media europea. Il fondo statale sui libri esiste da otto mesi dentro una riga di bilancio e in nessun comune d’Italia. Alle paritarie, invece, il modulo è già online.