La disfatta di Merz: voleva dimezzare l’AfD, ma l’AfD ha dimezzato lui. E dalle destre italiane arrivano quattro letture diverse

La disfatta di Merz in Germania divide le destre italiane: dalla maggioranza quattro posizioni diverse sul risultato dell'Afd

La disfatta di Merz: voleva dimezzare l’AfD, ma l’AfD ha dimezzato lui. E dalle destre italiane arrivano quattro letture diverse

La maggioranza di governo (Meloni) ha prodotto in una notte quattro letture incompatibili dello stesso voto tedesco, e nessuna delle quattro sembra sapere delle altre tre. In Sassonia-Anhalt l’Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8 per cento e la Cdu del cancelliere Friedrich Merz si è dimezzata al 17,2, dice il dato preliminare ufficiale diffuso stanotte dall’ufficio elettorale del Land. L’affluenza è arrivata al 77,8 per cento, la più alta dalla riunificazione.

Ieri sera ha parlato per primo Matteo Salvini, che su X si è congratulato con “l’amica Alice Weidel” e ha chiuso così: “Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia”. Poche ore dopo il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha diffuso una nota in cui l’AfD è “antitetica” ai valori di Forza Italia e il risultato “una pessima notizia”. Due vicepremier, due comunicati, la stessa serata.

Il capogruppo che sorride del sottopancia

La terza lettura arriva dal partito della premier. A Realpolitik, su Rete 4, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha chiamato il voto «una cosa tutto sommato positiva, visto che ha perso la sinistra» e ha aggiunto che gli fa sorridere leggere «neonazisti» nel sottopancia. La parola gli sembra eccessiva per un partito che l’ufficio per la tutela della Costituzione del Land classifica come estremista di destra accertato.

Il quarto è il deputato di FdI Emanuele Loperfido: “La maggioranza dei residenti della Sassonia-Anhalt chiede un cambio di passo”. Giorgia Meloni tace, e con lei tacciono tutti i vertici del suo partito.

Quello che dicono i numeri di Magdeburgo

Intanto circola la lettura più comoda, quella che liquida quel voto come una faccenda di ignoranza. L’exit poll di Infratest dimap per la Ard, ripreso dal Tagesspiegel, dà l’AfD primo partito in ogni gruppo professionale del Land, col 61 per cento fra gli operai dove cinque anni fa si fermava a un terzo, quasi la metà fra gli impiegati e la maggioranza assoluta fra i lavoratori autonomi. Lo stesso exit poll, sempre sul Tagesspiegel, la dà prima in ogni fascia d’età col 42 per cento sotto i venticinque, con 170mila ex astenuti mobilitati e i salari medi più bassi della Germania alle spalle.

Un consenso così largo si costruisce lì dove il lavoro rende meno, dopo tre anni in cui la classe dirigente europea ha spiegato che sacrifici, riarmo e disciplina di bilancio erano l’unica politica disponibile, e ha lasciato la domanda sociale a qualcun altro. Chi archivia quel 43,8 per cento come un problema di scolarizzazione si sta scrivendo un alibi, e lo fa con i numeri contro. Vale per la spiegazione colta che circola in queste ore, Freiheitsschock, il saggio del 2024 dello storico Ilko-Sascha Kowalczuk secondo cui l’Est dopo il 1989 ha subito uno shock da libertà: un libro serio ma col limite che la rivista Sehepunkte gli ha contestato subito, spiega gli elettori e tiene fuori dall’inquadratura chi ha governato la transizione. E vale a Roma, dove la Lega e Fratelli d’Italia amministrano lo stesso malcontento.

La Cdu, che ha perso metà dei voti in cinque anni, è la casa europea di Forza Italia e l’esperimento già fatto della rincorsa: Merz prometteva di arginare l’AfD stringendo sull’immigrazione, e l’AfD è raddoppiata. Salvini si complimenta col vincitore, Tajani manda le condoglianze allo sconfitto, Bignami festeggia la sinistra battuta, Loperfido intravede un cambio di passo, Meloni aspetta. Con 39 seggi su 83 tre voti separano l’ultradestra dal primo governo di un Land, e alla maggioranza italiana una notte intera è servita per scoprire di avere sulla Germania quattro posizioni e nessuna linea. Il governo più stabile d’Europa, dicono loro.