Un’ora di conversazione, definita dal Cremlino “costruttiva e molto franca”. È quella avvenuta ieri tra Vladimir Putin e Donald Trump, dedicata ai negoziati sul conflitto ucraino. A rivelarne alcuni contenuti, il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, secondo cui i due leader hanno valutato positivamente l’ultima missione a Mosca dell’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e dell’imprenditore Jared Kushner.
Trump, ha detto Ushakov, “ha espresso chiaramente l’idea dell’opportunità di porre fine al più presto al conflitto, il che aprirebbe immediatamente prospettive, peraltro impressionanti e di ampio respiro, per il pieno ripristino delle relazioni tra Stati Uniti e Russia”.
L’Europa può stare tranquilla
Il passaggio più rilevante, però, riguarda l’Europa. Putin ha detto a Trump che Mosca “non ha assolutamente alcun piano ostile” nei confronti dei Paesi europei. Parole che il Cremlino affida sempre a Ushakov: “Alla luce delle speculazioni sulle presunte intenzioni ostili della Russia nei confronti degli Stati europei, è stato sottolineato che non abbiamo alcuna intenzione di mettere in atto piani aggressivi contro l’Europa”.
E qui arriva la stoccata polemica: secondo Mosca, i “miti diffusi sulla minaccia russa servono solo da pretesto agli europei per aumentare il proprio sostegno all’Ucraina e le proprie spese militari”. Un modo per liquidare in un colpo solo l’allarme sicurezza di Bruxelles e la corsa al riarmo degli Stati membri. I due presidenti, conclude Ushakov, hanno convenuto di restare in contatto.
Kiev fuori dalla Nato
Sul nodo Nato la voce ufficiale è quella del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, intervistato dall’analista americano Andrew Napolitano nel programma tv “Bolshaya Igra“. Lavrov ha rivendicato che i colloqui di Mosca con Witkoff e Kushner si muovono sulla linea dettata da Trump al vertice di Anchorage: “Ha detto che bisogna dimenticare i tentativi di trascinare l’Ucraina nell’Alleanza Nord Atlantica […] La questione è chiusa e non dovrebbe essere sollevata di nuovo”.
Il secondo pilastro, per Lavrov, è “il riconoscimento della realtà sul terreno”: il controllo russo sulle regioni ucraine annesse, legittimato – a suo dire – dai referendum “in Crimea, nelle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e, ovviamente, nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson”.
“Il fatto che gli americani, soprattutto con Putin, partano da queste realtà suscita naturalmente una reazione positiva da parte nostra e la disponibilità a continuare a parlare con loro”, ha aggiunto il ministro.
Zelensky chiede lo stop agli attacchi contro infrastrutture energetiche ed esportazioni agricole
Dall’altra parte del fronte, Volodymyr Zelensky prova a tenere in vita il canale negoziale aperto da Witkoff e Kushner, ricevuti a Kiev domenica dopo l’incontro a Mosca con Putin. Il presidente ucraino si è detto pronto a un accordo per fermare reciprocamente gli attacchi contro le infrastrutture energetiche e le esportazioni agricole: “Il grano e l’energia sono questioni delicate per l’Ucraina e per la Russia. E sono questioni delicate per tutto il mondo […] Siamo pronti a trovare un compromesso su questo”.
Mosca aveva già respinto in passato proposte simili. Kiev, del resto, tratta da una posizione di debolezza: l’Ucraina soffre la carenza di sistemi anti-drone e anti-missile, teme una nuova campagna di bombardamenti sul sistema energetico in vista dell’inverno, e l’attività dei porti da cui transitano le esportazioni agricole è scesa quasi a zero per gli attacchi russi contro navi e infrastrutture portuali.
Zelensky ha comunque ringraziato gli inviati Usa per aver riattivato i contatti dopo oltre sei mesi di stallo, ipotizzando un vertice Russia-Ucraina – negli Emirati Arabi Uniti, Turchia o Svizzera – e un proprio incontro con Trump entro la fine di settembre.