Intelligenza artificiale e povertà educativa: il numero che il governo ha scelto di non pubblicizzare

Il ministero rilancia tre punteggi e tace sul quarto, mentre per sei edifici scolastici su dieci l'aula d'informatica non risulta

Intelligenza artificiale e povertà educativa: il numero che il governo ha scelto di non pubblicizzare

Nel problem solving computazionale, l’area nuova di PISA 2025, gli studenti italiani ottengono 490 punti contro una media internazionale di 500, e sulla programmazione il divario arriva a 17 punti. Sta scritto nella sintesi dei risultati italiani che l’Invalsi ha diffuso nei giorni scorsi. Nella nota che il ministero dell’Istruzione e del Merito ha mandato alle agenzie lo stesso giorno quel numero manca. Ci sono i 483 punti in scienze, i 474 in lettura e i 468 in matematica. Ci sono la riduzione dei divari fra Nord e Sud.

Lo stesso giorno l’osservatorio sulla povertà educativa curato da Openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini ha pubblicato il suo primo minidossier su intelligenza artificiale e povertà educativa, e i numeri stanno esattamente lì dove il ministero guarda meno volentieri. I dati Eurostat sul 2025 dicono che nell’Unione europea il 66,4% dei ragazzi fra i 16 e i 19 anniha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti, con l’Estonia all’89,3%, e che l’Italia sta terzultima al 51,9%, davanti alla sola Germania e alla Romania. Per lo studio e per i compiti la media europea è il 50,5%. La quota italiana si ferma al 41,1%. E fra i ragazzi italiani che ne restano fuori, l’8,6% dichiara di ignorare come si faccia, sopra la media europea del 7,3%.

Le aule che mancano

L’infrastruttura, intanto, sta ferma dove stava. Sui 39.351 edifici scolastici statali censiti dal ministero nell’anno 2024/25, quelli dotati di un’aula di informatica sono 15.998, il 40,7%, e per i restanti 23.353 quello spazio resta una voce mai dichiarata. La geografia è quella di sempre. Nei comuni polo, calcola Openpolis, la quota supera il 44%, scende al 40,1%nella cintura, al 37,8% negli intermedi, al 37% nei periferici e tocca il 33,8% negli ultraperiferici. È il minimo esattamente lì dove la scuola resta l’ultimo servizio pubblico in piedi. Nel Lazio si scende al 25,4%, a Catanzaro al 5,4%. Pochi giorni fa lo stesso ministero rivendicava di aver “trasformato 156 mila aule in ambienti innovativi” con i soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Cento milioni e una delega

Una cornice normativa l’Italia ce l’ha, e pure recente. La legge 132 del 2025 subordina al consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale l’accesso dei minori di quattordici anni ai sistemi di intelligenza artificiale, e il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo di adeguamento all’AI Act europeo: l’intelligenza artificiale entra nell’educazione civica, le indicazioni nazionali del secondo ciclo vengono aggiornate e 100 milioni di euro finanziano un piano di formazione stabile dei docenti. “Promessa mantenuta”, ha commentato Valditara. Il rapporto che European Schoolnet, la rete dei ministeri europei dell’istruzione, ha pubblicato a dicembre 2025 ha censito 23 sistemi scolastici, l’Italia compresa, e la priorità più citata dalle amministrazioni scolastiche resta la formazione degli insegnanti.

Solo che i cento milioni arrivano dopo, e arrivano dove il computer è un mobile ipotetico. Il ministero ha raccontato i tre numeri che tengono e ha lasciato fuori l’unico che misura la macchina: 490 contro 500, con 17 punti di distacco sulla programmazione, in un paese che promette ai ragazzi l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale mentre per sei edifici scolastici su dieci l’aula con i computer resta una casella vuota. Il ritardo, qui, ha un indirizzo preciso, e sta a viale Trastevere.