Tramonta definitivamente l’ipotesi ballottaggio mentre rimarrà al 42% la soglia oltre la quale si vince il premio di maggioranza. Niente da fare, inoltre, per la proposta contenuta in un emendamento di FdI che restringeva i tempi entro i quali ci si deve dimettere da sindaci se ci si candida alle politiche. Resta da sciogliere il nodo della cosiddetta norma “anti-cespugli” e sarebbe in corso una riflessione anche sulla possibilità di estendere ai caregiver il voto fuorisede. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti gli sherpa di maggioranza nella riunione sulla legge elettorale.
Le destre rinunciano al ballottaggio, la soglia del premio rimane al 42%
Con il partito di Roberto Vannacci in crescita nei sondaggi, nel centrodestra era nata la tentazione di introdurre il doppio turno (presente nella prima versione della riforma), temendo che nessuno raggiunga il 42% necessario per il premio di maggioranza. In quel caso si arriverebbe alla distribuzione dei seggi con un proporzionale puro. Forza Italia in realtà guardava con favore al ballottaggio, convinta che alla fine potesse tenere fuori il generale dalla coalizione. La Lega lo ha sempre temuto, perché al primo turno sarebbe stata dissanguata da Vannacci. Fratelli d’Italia valutava costi e benefici.
Con il ballottaggio verrebbe meno la chiamata al voto utile e Vannacci sarebbe favorito al primo turno, proprio come ha sempre temuto Matteo Salvini. “Chiedere ai cittadini di tornare a votare dopo quindici giorni anche no. Si vota in un giorno, chi vince vince”, ha dichiarato qualche giorno fa il leader leghista. Del resto le sue perplessità erano maturate assieme a quelle di FdI e alla fine anche in parte di Forza Italia serpeggiavano dubbi.
La frenata
Il punto dolente lo ha esplicitato in qualche modo lo stesso Vannacci, il convitato di pietra di questa riforma ed è il rischio che, a conti fatti, il doppio turno finisca per favorire Futuro nazionale anziché depotenziarlo. “Prima – ha riassunto il generale – il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta: lasciare che Futuro Nazionale corresse al primo turno e poi pretendere i voti dei nostri elettori al secondo. Poi hanno fatto due conti e capito che, liberati dal ricatto del cosiddetto ‘voto utile’, ancora più italiani sceglierebbero FnV”. Di qui, a suo avviso, la frenata.
La soglia
Nessuna chance per l’abbassamento dal 42 al 41% della soglia oltre la quale si conquista il premio. Una misura che era contenuta in un emendamento di FdI ma che sollevava le perplessità soprattutto dalle parti di FI. Nella prima versione del Bignami la soglia era al 40% ma era stata poi alzata al 42% anche per alcuni rilievi di costituzionalisti collegati al fatto che con il premio fisso su una soglia troppo bassa non dà certezza della maggioranza.
Nodi da sciogliere
Resta aperto invece il nodo sulla cosiddetta norma ‘anti-cespugli’ introdotta alla Camera con la quale si prevede di non conteggiare, ai fini del raggiungimento della soglia per l’attribuzione del premio, i risultati elettorali delle liste sotto la soglia del 3% non ripescate: sul punto c’è un emendamento per portare la soglia all’1%, un altro per fissare la soglia al 2% e un altro che sopprime del tutto le percentuali.
Il testo della riforma è approdato in Aula senza mandato al relatore e sarà dunque necessario ripetere tutte le votazioni effettuate in commissione sul testo compresa quella per l’introduzione delle preferenze con il meccanismo del capolista bloccato. Fratelli d’Italia – secondo quanto anticipato da Repubblica.it e confermato da fonti di maggioranza – starebbe valutando con attenzione alcuni emendamenti di opposizione alla legge elettorale, in particolare uno a firma di Nicola Irto e uno di Dario Parrini, che ripropongono le preferenze pure per tutti gli eletti senza i capolista bloccati. Ma la sola ipotesi ha scatenato l’ira degli alleati.
Le votazioni avverranno, però, tutte a scrutinio palese a differenza di quanto accaduto alla Camera. L’Aula di Montecitorio esaminerà, in terza lettura, la legge elettorale – ove modificata dal Senato – da lunedì 28 settembre.
Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, ha già preannunciato che alla Camera verrebbe messa la fiducia. Ma sul voto finale al testo a Montecitorio rimane pur sempre l’incognita del voto segreto. “Ancora una contrazione dei tempi inaccettabile, con l’unico obiettivo di comprimere e mortificare il confronto parlamentare”, ha detto la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga.