Per processare in Italia una ministra israeliana accusata di istigare al genocidio serve la richiesta di un ministro italiano. Il 10 settembre la Hind Rajab Foundation ha reso nota la denuncia per istigazione diretta e pubblica a commettere genocidio presentata alle autorità italiane contro Idit Silman (Likud), ministra della Protezione ambientale che secondo la fondazione è arrivata in Italia il 6 settembre con il marito, e ha chiesto un’indagine immediata.
Il 26 gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia aveva ordinato a Israele di prevenire e punire proprio l’istigazione al genocidio contro i palestinesi di Gaza, con il voto a favore anche del giudice nominato da Israele, Aharon Barak. Tredici mesi dopo, secondo l’esposto, Silman indicava a un comizio a Gerusalemme lo svuotamento di Gaza della sua popolazione come unica soluzione, l’11 marzo 2025 ripeteva la proposta alla radio Reshet Bet chiamandola realistica e nello stesso mese definiva folle continuare gli aiuti finché gli ostaggi israeliani restavano nelle mani di Hamas, e in altre dichiarazioni, che l’esposto cita, negava l’esistenza di un popolo palestinese. È ancora ministra.
In Italia la pubblica istigazione al genocidio è punita dalla legge 962 del 1967 con la reclusione da tre a dodici anni. Se il delitto è commesso all’estero da uno straniero contro stranieri, l’articolo 10 del codice penale prevede che si proceda “a richiesta del ministro della giustizia”, purché fra le altre condizioni la persona si trovi nel territorio dello Stato. Il ministro a cui spetta quella richiesta è Carlo Nordio. Il 5 febbraio 2025, nell’informativa alla Camera sul generale libico Almasri, liberato e rimpatriato nonostante il mandato d’arresto della Corte penale internazionale, disse: «Non faccio da passacarte».