Sembra destinato a cadere nel vuoto l’allarme sull’Intelligenza artificiale (IA) lanciato da tanti esperti e perfino da Papa Leone XIV, tutti convinti che sia necessario rallentarne lo sviluppo al fine di prevenire comportamenti anomali da parte dei chatbot.
Donald Trump ha preso di malumore questa prospettiva, recentemente caldeggiata perfino da Sam Altman di OpenAI e da Dario Amodei di Anthropic, secondo i quali entro 6-12 mesi i chatbot potrebbero prendere il controllo di tutta Internet. Il presidente degli Stati Uniti ha infatti affermato: “Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno”.
Insomma, per il tycoon questi timori sono del tutto infondati. Anzi, per il presidente degli Stati Uniti il rischio maggiore sarebbe proprio un rallentamento dello sviluppo dell’IA, che finirebbe per avvantaggiare Pechino. Secondo Trump, infatti, gli Usa sono “in vantaggio rispetto alla Cina nell’IA. Siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto”.
In altre parole, la supremazia tecnologica, IA inclusa, è una parte fondamentale dello scontro tra Usa e Cina.
Trump ignora gli allarmi sull’IA: “Non possiamo fermarci, Pechino ci supererebbe”
La posizione di Trump negli Stati Uniti non è affatto isolata. Il Congresso, infatti, è diviso su come affinare le misure di sicurezza con cui controllare l’IA. Molti repubblicani condividono le preoccupazioni del presidente sui progressi di Pechino. “Non possiamo imporre una moratoria, perché la Cina ci supererebbe, ed è proprio questa la sfida”, ha commentato lo speaker repubblicano della Camera, Mike Johnson.
“Si tratta di bilanciare la sicurezza nazionale con l’esigenza immediata di garantire che i modelli siano sicuri”, ha aggiunto Johnson alla CNN, anticipando che incontrerà Amodei, Musk e Altman già lunedì, se possibile. “Dobbiamo riunire tutti. Ne ho parlato anche con il presidente. Probabilmente dovrebbero essere tutti convocati insieme alla Casa Bianca”, ha concluso.
David Sacks, ex consigliere per l’IA del presidente Trump, ora co-presidente del Council of Advisors on Science and Technology della Casa Bianca, ha ribaltato l’argomento in un lungo post su X contro i colossi del settore. Li ha sfidati “a dimostrare coi fatti”, rallentando volontariamente e senza l’ausilio di leggi, che la loro “preoccupazione per la sicurezza è sincera”, invece di usarla come pretesto per ottenere regole che “le favorirebbero rispetto ai concorrenti”.