Sarebbe anche umanamente comprensibile la tenacia con la quale una classe politica europea completamente screditata tenti disperatamente di salvare la faccia se non fosse che l’abbia già persa da tempo. Come la scommessa di sconfiggere la Russia sul campo di battaglia. Non c’è quindi da stupirsi più di tanto se, mentre si ipotizzano vertici di pace a tre Putin-Zelensky-Trump, lorsignori perseverino nella follia del riarmo e nel sostegno incondizionato – ma soprattutto senza rendicontazione, che tra uno scandalo e un cesso d’oro sarebbe il minimo sindacale – alla causa di Kiev.
E nemmeno il voto di protesta in Sassonia, che ha consegnato una valanga di voti all’estrema destra dell’Afd sembra scalfire gli ineffabili leader europei. Che anzi si ostinano a recitare lo stesso copione che, di qui alle prossime elezioni Europee e nazionali, rischia di tradursi nel più vasto suicidio politico che la storia del continente ricordi. Ovviamente, l’idea che la Russia possa invadere l’Ue è una contraddizione in termini: il Paese più vasto del mondo, con 150 milioni di abitanti e risorse naturali smisurate quale interesse dovrebbe trarre dall’occupazione di un continente almeno tre volte tanto per abitanti e ad alta dipendenza dalle materie prime altrui?
Sempre che le scellerate politiche di riarmo perseguite dalla stessa unione europea, nata sulle ceneri della seconda guerra mondiale affinché lo scempio della più grande tragedia del novecento non dovesse più ripetersi, finiscano per rivelarsi un rischio esistenziale per la Russia. Che, giova ricordarlo, detiene ancora oggi il più grande arsenale nucleare del mondo in grado di cancellare l’intero continente nel giro di pochi minuti. E non c’è da sorprendersi se, di fronte al saccheggio del welfare e dello stato sociale dei leader europei per drenare miliardi da destinare all’Ucraina e al riarmo, crescano i consensi dell’estrema destra, come del resto sta accadendo in Germania con l’Afd, in Francia con Le Pen e in Italia con il partito di Vannacci.
Un’avanzata su larga scala che dovrebbe spaventare i nostri sgovernanti molto più della fantomatica invasione bolscevica di Putin. Certo, poi si può sempre fare come Meloni: fingere di ignorare il problema, tentando di disinnescarlo con una legge elettorale su misura. Ma il conto da pagare prima o poi arriva. Sempre.