Il Partito Democratico di Elly Schlein scivola al 20,9% nella media settimanale di Termometro Politico (6-12 settembre, 9 istituti ossia TP, Only Numbers, Noto, Ixé, Swg, Emg, Piepoli, Tecné, Bidimedia) e per la prima volta finisce sotto la soglia psicologica del 21% ottenuta alle scorse elezioni europee, complicando non poco il cammino del Campo Largo. Può sembrare la novità del giorno, ma il dato più interessante non è questo. Il centrodestra, malgrado Fratelli d’Italia (FdI) al minimo da giugno 2024, tiene botta grazie alle performance positive di Forza Italia e Lega che salgono di quanto basta per ammortizzare il colpo.
Il dato: Pd sotto il 21%, la soglia psicologica
Tornando ai dem bisogna subito chiarire che non è questione di un decimale. Il 21% era la linea che, dalla tornata europea in poi, aveva tenuto il Pd di Schlein agganciato alla narrazione del “partito che cresce”. La media dei nove istituti, però, smonta questa narrazione segnalando che il partito è ormai al 20,9%. Chiaramente si tratta di un numero che, da solo, non sposta gli equilibri parlamentari, ma politicamente pesa.
Questo perché costringe Schlein a spiegare una frenata proprio nel momento in cui il campo largo avrebbe bisogno di essere trainato dal primo partito d’opposizione.
Perché il Campo Largo non riesce a compensare
Il problema è che all’interno del Campo Largo, il Pd non è il solo a frenare. Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte recupera fino al 12,4%, ma non basta ad assorbire l’emorragia dem. AVS resta stabile al 6,5%, Italia Viva si ferma al 2,3%, +Europa galleggia all’1,5%. Sommando le forze, il centrosinistra allargato si ferma al 43,6%. Manca un partito che faccia da “ammortizzatore” quando il principale, ossia il Pd, scende.
Ed è qui che la coalizione mostra la sua fragilità strutturale: dipende troppo da un solo motore.
FdI ai minimi dal 2024, ma il centrodestra tiene: il ruolo di Vannacci
Come detto, nell’ultima media settimanale di Termometro Politico, Fratelli d’Italia cala al 26,7%, ossia il valore più basso da giugno 2024. Sulla carta sarebbe un segnale d’allarme per Meloni. In pratica non lo è, perché il resto della coalizione copre il buco. Forza Italia risale al 7,5%, la Lega si attesta al 5,7%, e soprattutto Futuro Nazionale di Roberto Vannacci tocca il 7,6%: il dato più alto da quando il partito esiste.
Vannacci, in sostanza, fa da cuscinetto ed evita che la coalizione subisca un’emorragia di consensi. Sostanzialmente la dinamica è che quasi ogni punto che FdI lascia per strada, l’ex generale lo raccoglie. Certo al momento Futuro Nazionale è esterno alla coalizione di centrodestra, ma appare chiaro che il suo peso è tale da costringere FdI, Lega e Fi a cercare un’intesa in vista delle prossime elezioni.
Vannacci, il trend da tenere d’occhio
Di conseguenza se c’è una storia nella storia raccontata dai sondaggi politici di settembre 2026 è proprio l’ascesa senza freni di Futuro Nazionale. Il partito di Vannacci non è più un’anomalia da monitorare: con il 7,6% è stabilmente la terza gamba del centrodestra e, settimana dopo settimana, rosicchia consensi dove FdI li perde.
Difficile dire se sia una moda del momento destinata ad esaurirsi, oppure se sia una nuova realtà destinata a durare. Ma per ora la sensazione è che il trend continuerà e che Futuro Nazionale è l’unico soggetto che sta davvero ridisegnando gli equilibri interni al centrodestra.