Garlasco, il paradosso della corruzione senza corrotto: archiviate le accuse per l’ex procuratore, ma resta l’iporesi di reato

Colpo di scena sul caso Garlasco, archiviato l'ex procuratore di Pavia, Venditti. Non è stato corrotto. Ma il padre di Sempio resta indagato

Garlasco, il paradosso della corruzione senza corrotto: archiviate le accuse per l’ex procuratore, ma resta l’iporesi di reato

C’è un cortocircuito logico al centro dell’ultima svolta nel caso Garlasco: il Gip di Brescia ha accolto ieri la richiesta della Procura guidata da Francesco Prete e ha archiviato la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari. Secondo le ipotesi accusatorie, il magistrato oggi in pensione avrebbe incassato fino a 40mila euro per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nella prima inchiesta, quella del 2016-17, sull’omicidio di Chiara Poggi.

Un’ipotesi costruita su pizzini, intercettazioni e bonifici bancari, e che per mesi ha rappresentato uno dei pilastri con cui la Procura di Pavia ha giustificato la riapertura delle indagini nei confronti dello stesso Sempio, oggi indagato per l’omicidio.

Ma resta in piedi l’ipotesi della corruzione

Ma qui arriva il paradosso. Il Gip ha accolto la richiesta della procura di archiviare Venditti, ma contestualmente fonti di palazzo di giustizia fanno sapere che: “L‘ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone“. Tradotto: la corruzione, secondo la Procura di Brescia, ci sarebbe stata. Solo che non sarebbe stata commessa da Venditti. Il fascicolo, con l’incompatibilità territoriale ormai venuta meno, torna quindi alla Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, che dovrà stabilire chi altro possa essere chiamato in causa.

Il padre di Sempio resta indagato

E qui il rompicapo si fa interessante, perché a restare formalmente indagato come presunto corruttore è Giuseppe Sempio, il padre di Andrea. Ma se il corruttore è ancora lui, e il corrotto individuato fino a ieri – Venditti – è stato scagionato, la domanda diventa inevitabile: chi avrebbe incassato quei soldi?

Non è dato sapere, al momento, se tra i nuovi iscritti nel registro degli indagati compariranno nomi già presenti nel fascicolo trasmesso da Brescia, oppure se la Procura di Pavia dovrà individuarli da zero, ripartendo praticamente da un buco. Un’ipotesi di reato che sopravvive alla scomparsa del soggetto attivo individuato fin qui è, quantomeno, un caso di scuola.

Le accuse a Venditti erano un architrave delle nuove indagini

Resta il fatto che l’intera impalcatura accusatoria costruita attorno a Sempio, negli ultimi due anni, ha sempre incluso come tassello fondamentale proprio il sospetto che la prima archiviazione, quella del 2017, fosse stata il frutto di un accordo corruttivo con l’allora pm. Un sospetto che alimentava, indirettamente, anche la tesi per cui Sempio avrebbe avuto qualcosa da nascondere fin dall’inizio. Ora che il presunto corrotto non è più tale, quella narrazione perde uno dei suoi puntelli principali.

Giornata col pool difensivo per Sempio

Sul fronte parallelo, quello dell’inchiesta madre sull’omicidio della 26enne di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, il countdown si fa sempre più stretto. Andrea Sempio, 38 anni, indagato per omicidio volontario pluriaggravato, si è riunito ieri a Roma con il suo pool difensivo: gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, l’ex poliziotto esperto di scene del crimine Armando Palmegiani e la genetista Marina Baldi, che dal 2025 ha preso il posto del generale Luciano Garofano nell’incidente probatorio sul Dna.

Collegati da remoto anche i consulenti più recenti: la medico legale Sabina Pelosi e l’esperto di calzature Giacomo De Angelis, chiamato a confrontare le misurazioni della scarpa Frau numero 42 – quella che le sentenze di condanna ad Alberto Stasi indicano come l’impronta insanguinata lasciata dal killer – con il piede del commesso di Vigevano, già misurato dalla consulente dei pm Cristina Cattaneo.

Tra dieci giorni scadono i termini per le indagini di Pavia

L’incontro arriva a 11 giorni dalla scadenza, fissata al 28 settembre salvo proroghe, dei termini per l’inchiesta della Procura di Pavia. Un appuntamento che, secondo quanto trapelato, non avrebbe avuto carattere straordinario ma sarebbe servito per mettere a punto gli “approfondimenti” in vista della nuova chiusura indagini, la seconda dopo quella di maggio.

Il pool difensivo non esclude di depositare nuove consulenze tecniche, già in fase di elaborazione, davanti alla Procura guidata da Napoleone e all’aggiunto Stefano Civardi, che coordina il fascicolo affidato al Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano.